Il 28 Febbraio: autonomia ed orgoglio regionale

Giorno d'Andalusia
Andalucia Mappa_Giorno Andalusia

Nel caso vi trovaste da qualche parte tra Ayamonte e Pulpí alla fine di Febbraio sentireste nell’aria i preparativi per il puente de Andalucía (“ponte”, come in italiano). Un giorno di festa per studenti e molti lavoratori. Cosa si celebra il 28 Febbraio in Andalusia? Quali sono le origini di questa festa?

Il 28 Febbraio – o più brevemente ” 28F “- si celebra el Día de Andalucía (il giorno dell’Andalusia), che commemora il referendum a cui furono chiamati i cittadini andalusi il 28 Febbraio del 1980 e che determinò l’autonomia di questa parte della Spagna.

Non solo fatti di pubblica amministrazione: questa giornata risveglia anche l’orgoglio della gente di questa terra, fatta di tradizioni, di accenti, di storia.

Blas Infante, politico e ideologo dell’andalucismo, concretizza i pilastri di questa identità, prima di venire fucilato durante la guerra civile spagnola.

I tre principali simboli dell’identità andalusa sono:

  • la bandiera
  • l’inno
  • lo stemma
L’autonomia.

Gli anni del Referendum autonomico erano anni particolari. Il franchismo e la sua dittatura erano da poco terminati con la morte di Francisco Franco, e tutto il Paese stava attraversando un delicato periodo di transizione politica, economica ed identitaria.

Vinto dal Sì (circa il 55% dei voti) garantì alla regione (Comunidad autónoma) poteri di gestione in temi di governo, educazione, salute, cultura, turismo e questioni sociali, sempre all’interno di una Spagna unita e federale. Tutte e 17 le regioni spagnole sono comunità autonome, come previsto dalla Costituzione spagnola del 1978, ma solo quattro organizzarono un referendum per interrogare i loro cittadini (Andalusia, Galizia, Paesi Baschi e Catalogna).

La bandiera.
La vedrete un po’ ovunque, accanto a quella spagnola e a quella della provincia o città.
Tre fasce orizzontali: verde, bianca e verde.
Il verde rappresenta la speranza. E’ il colore della campagna (che in vacanza nel mese di Agosto siamo abituati a vedere dorata), degli ulivi, ma è anche il colore della dinastia Omayyadi (più semplicemente Omeya), che da Cordova governava uno degli stati più ricchi ed avanzati dell’Europa medievale.
Il bianco è il colore della pace, ma è anche la calce de los pueblos blancos che tanto ci piace fotografare durante le nostre fughe dalla vita di tutti i giorni, dai tram e dai piccioni del centro.
Il bianco era il colore di un’altra delle dinastie a capo della ricca Spagna musulmana: gli Almohadi (per intenderci: erano i tempi di Averroè, il grande filosofo, matematico, giudice, medico che tutti studiamo a scuola per i suoi studi su Aristotele). E bianchi sono i fiori d’arancio, pianta che vi accompagnerà ovunque nelle vostre esplorazioni di Siviglia.
Fu ideata da Blas Infante, padre della patria Andalusa, e ratificata nel 1918, ben prima dei fatti della Guerra Civile e la parentesi della dittatura.
L’inno.
Il giorno dell’Andalusia è anche il giorno per cantare, o almeno ascoltare, l’inno. Alcuni Comuni lo emettono tramite altoparlanti nella piazza del paese. I bambini lo studiano e cantano a scuola, qualcuno impara a suonarlo con il piffero.
Ha un testo, a differenza dell’inno di Spagna.
Andalusi, svegliatevi (…)
(…) torneremo ad essere quello che siamo stati (…)
per un’Andalusia libera, per la Spagna, per l’umanità.
Un inno ottimista ed un po’ nostalgico che racconta di un popolo che diede alla luce la civiltà tartessica, la ibera, due imperatori a Roma, che da Cordova prima, e da Siviglia poi governò regni ricchi ed influenti. Dalle sue sponde partirono Cristoforo Colombo ed i suoi alla scoperta del mondo; una terra che fu scenario di opere liriche, testi, canzoni, patria del flamenco.
Anche questo testo fu opera di Blas Infante, che scelse un canto popolare religioso come base melodica.
Negli anni Trenta, quando durante i venti federalisti della Seconda Repubblica l’inno venne ratificato, la mancata industrializzazione della regione, l’aumento della popolazione e la cattiva gestione della cosa pubblica, avevano trascinato la regione lontano dagli splendori dei suoi tanti passati. L’inno voleva essere un appello a tutti gli andalusi affinché si animassero a riportare la loro terra alla grandezza che si meritava. L’inizio della Guerra Civile, scoppiata una settimana dopo la ratificazione dell’inno, cambiò il corso di questa storia e durante il franchismo le regioni persero la loro importanza politica.
Logo
Lo stemma.
Lo stemma dell’Andalusia rappresenta il mitico Ercole tra due colonne con due leoni ai suoi piedi.
Ideato sempre dal padre della patria andalusa Blas Infante, prende spunto dallo stemma della città di Cadice, la città più antica dell’Occidente.
La leggenda racconta che Ercole separò con la forza due continenti, Africa ed Europa, creando lo Stretto di Gibilterra, limite delle terre conosciute dell’antichità.
Questo sforzo immane generò due enormi colonne ai due lati del mare: la Rocca El Peñon di Gibilterra (Regno Unito) ed il Monte Hacho sulla costa africana (Ceuta, Spagna). I leoni, spesso legati alle leggende di Ercole, appaiono domati, frutto della vittoria della forza dell’intelletto sulla natura.
Nel caso non riusciste a leggere le due scritte sulle bandiere sventolanti, ve le riveliamo:
le due colonne sono unite da un arco, sul quale campeggia il motto Dominator Hercules Fundator.
Ai piedi di Ercole e dei leoni troviamo invece Andalucía por sí, para España y la Humanidad, che poco fa cantavamo nell’inno.
Sì: l’Andalusia è anche terra delle Colonne d’Ercole, i confini del mondo antico ed il punto di partenza della nascita della modernità.
Escudo de Andalucía
La festa, il ponte.
Ma come si celebra il Día de Andalucía?
Se lavorate, per molti di voi sarà un giorno di vacanza, e avrete la fortuna di vivere in una regione interessante, enorme e tutta da visitare. Niente sveglia all’alba, insomma. O sì, ma per mettere la macchina fotografica nello zaino.
I bambini a scuola vivono la festa in maniera decisamente patriottica. Durante i giorni precedenti al 28F, oltre alle normali attività didattiche, in classe si disegnano e colorano bandiere verdi e bianche, si impara l’inno, si raccontano le meraviglie di questa terra.
Il giorno della vigilia tutti sono eccitatissimi: l’intervallo sarà lunghissimo, e li attende una merenda simbolica. Nel cortile, maestri e genitori volontari distribuiscono ai bambini pane (bianco) ed olio (verde) con sale o, tenetevi forte, zucchero. Non è una merenda qualsiasi: il pane è il mollete de Antequera, vanto tra i prodotti da forno spagnoli, e l’olio è l’oro verde, ricchezza ed orgoglio della regione. Si canta tutti insieme l’inno e, in alcune scuole, si liberano delle colombe.
In questi giorni il governo regionale premia i suoi dieci figli prediletti (Hijos predilectos de Andalucía) e alla tv locale, dopo l’abituale sciapa programmazione festiva, si trasmette un programma speciale serale per celebrare la giornata.
E se il 28 Febbraio è una domenica? Il giorno libero si sposta al lunedì. Non male.
Oggi e solo oggi scopro che, sempre scrivendo di orgogli regionali e di bandiere bianche e verdi, anche la Regione Lombardia ha la sua giornata di festa: il 29 di Maggio.
A la cama no te irás sin saber una cosa más, come dice il detto.
Logo
Link, fonti e proposte
  • Se siete curiosi di scoprire qualcosa di più su queste tematiche di storia ed orgoglio regionale, poter vedere la prima bandiera originale cucita dalla moglie di Blas Infante, e lo stemma da lui creato, potreste voler visitare il Museo de la Autonomía de Andalucía, a Coria del Río (Sevilla), nella casa-museo di Blas Infante.
  • Per chi volesse sentire l’inno di cui tanto abbiamo scritto, qui ne trovate l’interpretazione di Niña Pastori, dal canale della Junta de Andalucía.