Tutto sul verissimo drago che protegge la città di Alcalá de Guadaíra.

Drago di Alcalá de Guadaíra
Mappa_Alcalá de Guadaíra
Il guardiano della città.

Da qualche tempo, non molti anni a dire il vero, si racconta che un grande drago riposi indisturbato al di sotto dei resti della fortezza di uno dei centri più importanti della provincia di Siviglia.

Non solo: l’enorme bestione dormiente sarebbe il guardiano del castello e della città, pronto a risvegliarsi dal suo secolare sonno per intervenire in difesa dei suoi abitanti.

È una delle innumerevoli leggende andaluse che hanno come protagoniste bestie fantastiche, come quella del felino Gailán, del prepotente lucertolone di Jaén o della vendicativa Tragantía di Cazorla.

Pane e fiume.

Siamo ad Alcalá de Guadaíra, che con più di settantamila residenti è il terzo centro più popoloso della provincia di Siviglia, a un tiro di schioppo dal capoluogo andaluso.

È celebre per il suo pane, storicamente trasportato e venduto nei mercati della vicina Siviglia, al punto da essere soprannominata Alcalá de los Panaderos (Alcalá dei panettieri).

La cittadina sorge sulle sponde dell’omonimo fiume, il Guadaíra, affluente del Guadalquivir.

Arrivando da Siviglia, per mettere piede nel centro di Alcalá, bisogna proprio attraversare il corso d’acqua e, nell’anno 2007, la Junta de Andalucía (la Regione, grosso modo) ha eretto un nuovissimo ponte per unirne le due sponde.

Abbiamo quindi tutti gli ingredienti per la nostra leggenda contemporanea: il castello, il drago, il ponte.

Il castello.

Alcalá de Guadaíra ospita ben due castelli: lo scenografico Castillo de Marchenilla, perso nelle sconfinate campagne che circondano la città, e l’imponente fortezza sorta a protezione della città storica, costruita su un basso promontorio che lambisce il fiume, scenario del nostro racconto.

Sebbene in questo ampio recinto murato siano state trovate tracce di insediamenti umani dell’età del bronzo e d’epoca ibera, il turrito castello, come lo conosciamo oggi, venne edificato nel medioevo musulmano di Al-Ándalus e successivamente rivisto e ampliato dopo la Reconquista della località.

Torniamo indietro nel tempo fino agli anni dei dominatori Almohadi dunque, che succedettero agli Almoravidi intorno al Dodicesimo Secolo.

Nel castello vivevano, come ogni racconto vorrebbe, una regina – che avrebbe preferito la tranquillità di Alcalá rispetto alla chiassosa vita di corte di Siviglia – un re, sempre alle prese con la politica della capitale e le numerose campagne militari, e il figlio minore della nobile coppia: un bambino di nome di Yacub.

Si racconta che il re, e vi assicuro che non troverete questo aneddoto in nessun documento storico, testo medievale o resto archeologico, di ritorno da un lungo viaggio abbia portato al figlio uno strano e misterioso regalo.

Il drago.

Secondo niente meno che il portale turistico della Junta de Andalucia il re sarebbe riuscito a sottrarre a un pirata (il racconto si fa sempre più avvincente e meno verosimile) un potente amuleto.

Nessuno sapeva bene cosa fosse quell’oggetto o come funzionasse: era una specie di sfera che, pare, avesse la fama di proteggere dalla malasorte e desse al suo proprietario la forza e la destrezza di un dragone.

Fatto sta che l’amuleto finì nelle mani del piccolo Yacub che, sotto consiglio di una domestica normanna, lo nascose nei sotterranei della fortezza, tenendolo al caldo e visitandolo spesso.

Evidentemente si trattava di un uovo di drago che, un bel giorno, si schiuse.

Tra il bambino e l’animaletto squamoso nacque una grande amicizia.

Yacub lo nutriva con latte e con il celebre pane di Alcalá e la bestiolina crebbe grande e forte.

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Anni dopo la regina volle rientrare a Siviglia, e per farlo avrebbe dovuto attraversare un antico ponte romano sul fiume Guadaíra, l’unico esistente a quei tempi e oggi scomparso (vedremo a breve la ragione, almeno secondo il racconto, della sua distruzione).

Alcuni banditi aspettavano, nascosti, la reale comitiva, pronti a colpire.

Quando il capo dei malviventi minacciò la madre di Yacub, si levò una parete di fuoco a dividerli.

Il possente drago di Alcalá era accorso, sputando fiamme, per difendere la sua famiglia adottiva, salvando a tutti la vita.

I criminali si diedero alla fuga, ma il ponte bruciò interamente, crollando nel letto del corso d’acqua.

Non si sa con certezza se la spaventata carovana intendesse proseguire l’appena cominciato viaggio verso Siviglia, o rientrare nel perimetro murato del castello, ma si ritrovò chiaramente isolata sulla riva sbagliata del Guadaíra.

Fu allora che l’enorme amichevole drago parlò (i draghi medievali del periodo almohade potevano sicuramente parlare), invitando tutti a camminare sulla sua lunga schiena, assicurando che avrebbe fatto da ponte.

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Da quel giorno il dragone riposa nelle viscere della terra sotto la fortezza, pronto a risvegliarsi in caso di pericolo dei suoi cittadini.

Curiosamente, da allora il grande rettile, nonostante guerre, pestilenze e pandemie, non si è più fatto vedere.

Si racconta, però, che il bestione sputafuoco — nascosto nei suoi tenebrosi rifugi — da secoli aiuti i rinomati fornai di Alcalá de Guadaíra, tenendo accesi, con il suo fiato ardente, i fuochi dei loro forni.

Il ponte.

Spostiamo in avanti le pagine del calendario di più di ottocento anni.

Leggenda o meno, venendo da Siviglia troverete davvero sia il castello, che il ponte, che il drago.

Nel 2007 fu infatti completata la costruzione di un’insolita opera di ingegneria, che salta il fiume proprio ai piedi della fortezza.

È chiamata – guarda caso – Puente Guardián del Castillo (Ponte Guardiano del Castello), affettuosamente conosciuta come Puente del Dragón (Ponte del Drago).

È uno dei pochi ponti figurativi d’Europa; per intenderci: è un ponte che vuole assomigliare a qualcos’altro.

La scelta dei suoi ideatori è inequivocabile: gli archi che sorreggono le carreggiate sono modellati a immagine e somiglianza di un serpentone azzurrognolo, una specie di dragone orientale lungo 123 metri, con tanto di cresta, fauci spalancate e un testone con enormi occhi gialli da rettile.

Il variopinto bestione di cemento è ricoperto di frammenti di ceramica colorata, che richiamano le antiche tradizioni dell’artigianato andaluso, ma anche tecniche spagnole più recenti, come il trencadís con cui Gaudí aveva decorato, all’altro capo della penisola iberica, il suo Parco Güell.

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Il Guardiano del Castello nasce da un concorso di idee promosso dalla Junta de Andalucía, a cui ha fatto seguito una votazione popolare indetta dal Comune di Alcalá de Guadaíra.

Il progetto è stato sviluppato da José Luis Manzanares, padre del “Puente del Cachorro” a Siviglia.

La direzione dei lavori è stata affidata a Íñigo Barahona, mentre l’aspetto bestiale della struttura è stato curato dall’artista Amador Sevilla García.

L’inaugurazione si è tenuta il 28 marzo 2007.

Il ponte tagliava un parco urbano, un polmone verde che scortava lo scorrere del fiume; l’idea di affermarlo come una gigantesca scultura a coronamento dell’area boschiva, più che un’opera ingegneristica, aiutò a farlo digerire prima, e poi amare dagli alcalareños.

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Pare che il medievalissimo racconto di Yacub e del drago protettore del castello non circolasse prima della presentazione del progetto: serviva una storia che toccasse il cuore di coloro che l’avrebbero dovuto attraversare.

Ci troveremmo così alle prese con una nuovissima leggenda medievale – nemmeno ventenne.

Il trucco, se trucco era, funzionò; il Guardiano del Castello è divenuto un simbolo del comune, e finì persino su un francobollo commemorativo di Correos (le Poste spagnole) nel 2013.

Insomma: ad Alcalá potrebbero non esserci mai stati draghi in carne e ossa, né antiche credenze popolari che ne assicurassero l’esistenza.

Ma il modernissimo racconto medievale che fa da sfondo alla costruzione dei policromi archi sul fiume Guadaíra è riuscito a legare, in maniera fantasiosa e con richiami quasi cinematografici, il passato e il presente della località, le sue antiche tradizioni — pane e ceramica — e i bisogni di una città del Ventunesimo secolo.

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