Il cavallo de las Retuertas – il più antico d’Europa – il caballo marismeño e la Saca de Las Yeguas.

El caballo de Las Retuertas
Mappa_El Rocío
Storie di cavalli selvaggi.

Quando pensiamo ad un cavallo selvaggio la nostra immaginazione ci riporta alle sterminate praterie statunitensi, dove i fieri mustang galoppano liberi.
Non dobbiamo viaggiare così lontano con l’immaginazione. Quei cavalli sono i discendenti di un’antica razza andalusa, la più antica del nostro continente, i cui esemplari vivono liberi tra le dune e gli acquitrini del Parco Nazionale di Doñana.

Las marismas del Guadalquivir e i cavalli.

Lo scenario è quello delle marismas selvagge ed incantevoli di Doñana, un’area di dune, boschi, paludi, spiagge e praterie che nasce dove il Grande Fiume – il Guadalquivir – incontra le acque dell’Atlantico.

Qui ha sempre vissuto un’antica razza di cavalli – già citata nei testi antichi dello storico greco Strabone – che, avvicinati ed addomesticati dalle popolazioni locali, le hanno accompagnate nelle loro imprese.

Alcuni di essi riuscirono a riconquistare la libertà – anche grazie ad un programma di reintroduzione e studio iniziato negli anni Settanta – stabilendosi nell’area de Las Retuertas.

Las Retuertas.

Las Retuertas (parola tradotta all’incirca con “le Contorte”) sono un ecosistema particolare all’interno del parco di Doñana, la grande riserva della biosfera del continente e patrimonio dell’umanità Unesco.

Qui le dune sabbiose si inzuppano delle acque piovane degli inverni e delle primavere andaluse, rilasciandole nella stagione secca. L’impermeabile terreno argilloso sottostante forma così una serie di stagni irregolari, paradiso per l’assetata fauna a cavallo tra Europa ed Africa.

In queste terre basse dagli orizzonti sterminati si sono stanziati questi antichi cavalli. Non particolarmente grandi, non eccezionalmente belli, ma robusti e pazienti. Accanto all’uomo da quando la storia esiste, lo hanno aiutato nei lavori agricoli e nelle campagne militari di questa o quella civilizzazione, divenendo poi la base genetica del nobile e celebre caballo andaluz.

Le navi, le esplorazioni, l’America.

Abituati a vivere in condizioni estreme, con l’acqua fino ai garretti in inverno e sotto il cocente sole andaluso durante i lunghi periodi secchi d’estate, sono stati i compagni perfetti durante il periodo delle Grandi Esplorazioni.

Ai Conquistadores servivano cavalli rustici, robusti, mansueti e maneggevoli. Dall’Andalusia i cavalli delle marismas si sono ritrovati a popolare le terre dell’impero spagnolo oltre Atlantico, dall’Argentina alle praterie statunitensi.

La parola “mustang” sembra derivare dalla parola spagnola dei tempi “mesteño”, che indica un animale che vive ai margini delle attività umane, senza appartenere a nessuno.

Con l’avanzare della tecnica nei campi agricoli e di battaglia e l’introduzione di nuove razze ed incroci, questi piccoli e rustici equini sono stati poco alla volta dimenticati, permettendo loro che si inselvatichissero e riappropriassero degli stagni di Doñana o delle prairies americane.

Patrimonio genetico.

Come accennavamo poco fa, un progetto di ricerca scientifico li monitora dagli anni Settanta, quando le autorità del parco decisero di radunare nelle Retuertas un primo nucleo di una dozzina di esemplari femmine e un maschio.

Isolati, gli esemplari andalusi sono da allora riusciti a mantenere intatto il loro patrimonio genetico, più puro di quello dei loro diretti discendenti, i caballos marismeños.

Ne rimangono circa 200, tutti più o meno allo stato brado all’interno dei confini del parco nazionale di Doñana. Solo una piccola parte della popolazione – una trentina di individui – è stata trasferita in terra castigliana, per preservare la razza per prevenire l’estinzione del nucleo andaluso in caso di emergenze sanitarie.

La Saca de las Yeguas.

I cavalli delle marismas sono i protagonisti, loro malgrado, di un grande evento andaluso: la Saca de las Yeguas.

Gli allevatori lasciano che le giumente vivano indisturbate allo stato brado per tutto l’anno, e nel parco danno alla luce un numero imprecisato di puledri.

Per un giorno – intorno al 26 di Giugno – in concomitanza con la festa di San Pedro, i nostri cavalli rinselvatichiti vengono radunati per essere trasferiti alla Feria de San Pedro di Almonte.

E’ il momento del conteggio dei capi, dei controlli veterinari e i nuovi nati vengono marchiati. E’ anche l’occasione per l’annuale taglio del crine, indispensabile per evitare che gli animali rimangano intrappolati tra rovi e cespugli.

E’ una tradizione che sopravvive almeno mezzo millennio: viene regolamentata agli inizi del Cinquecento grazie ad un’ordinanza del Duca di Medina Sidonia.

Attraverso la aldea del Rocío.

Da qualche anno all’immensa mandria di circa un migliaio di cavalli, tra giumente e puledri, viene fatta attraversare l’aldea del Rocío, celebre per la romería più famosa del mondo. Il passaggio assume tinte epiche: cavalli scalpitanti e yegüerizos – allevatori a cavallo – provenienti dalle sconfinate distese del parco infilano i vicoli dell’aldea, eccitando l’aria con suoni, polvere e vibrazioni.

L’evento è salutato ogni anno da un numero crescente di spettatori e curiosi.

Finita la feria, contati e marchiati i nuovi arrivati, venduti gli esemplari da vendere, le mandrie saranno riscortate ai loro pascoli.

La razza equina più antica.

Il cavallo marismeño, ed in particolare il caballo de Las Retuertas, è solo una delle tante gemme del vasto e ricco patrimonio dell’Andalusia.

Secondo il Consejo Superior de Investigaciones Científicas (CSIC) sarebbe la razza equina più antica d’Europa, solo lontanamente imparentata con le tante altre che seguirono.

Incarna l’idea stessa di libertà, così come il suo discendente mustang, che corre libero nelle grandi pianure e nei film americani. Ma accade ancora anche qui, dove fiume e Oceano si incontrano, nel triangolo di natura, spiagge ed antiche tradizioni tra Siviglia, Cadice e Huelva.

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