Si scrive del capirote – l’inconfondibile cono di stoffa tra i simboli della Semana Santa spagnola – del suo significato e delle sue origini.

Capirote
Mappa_Siviglia
Processioni.

Durante la settimana che precede la pasqua cristiana molte città della Spagna sono il palcoscenico del grande teatro de la Semana Santa.

Fedeli e non si accalcano nelle strade per partecipare alla grande festa collettiva e spirituale delle processioni.

E’ particolarmente sentita in Andalusia, dove molte città prevedono il corteo di diverse confraternite, ciascuna con il suo trono (baldacchino che ospita una scultura riccamente vestita e adornata di ceri e fiori) portato sulle spalle dei costaleros, i suoi colori e lo sfilare dei suoi affiliati.

Un rito a scala urbana.

A Siviglia, la Semana Santa si amplifica sino a divenire un universo che prende possesso dell’intera città, dei suoi ritmi, dei suoi spazi e delle sue – volenti o nolenti – genti.

La si vive o si lascia la città: ogni via di mezzo è una complicata convivenza fatta di strade bloccate, nuovi percorsi da imparare, code, folle ovunque e orari rivoluzionati.

Scrivere della Semana Santa di Siviglia andrebbe lasciato a chi l’ha studiata, a chi la capisce, a chi la sente e a chi la vive: ci sono troppe sfumature, troppe sfaccettature culturali, tradizionali, familiari e personali per essere riassunte e generalizzate in un articolo.

C’è un elemento decisamente vistoso della Semana Santa che non passa inosservato.

Ci concediamo di concentrarci su un dettaglio, un particolare che attira l’attenzione e si ripete nei silenzi e nei baccani della grande festa.

Un cono sulla testa.

E’ uno strano copricapo a punta: un cono di stoffa colorata che si innalza sulla moltitudine di teste che inondano le strade.

Si chiama capirote (capirucho in parte della provincia di Jaén), ed è un cappuccio indossato dai nazarenos: i cofrades che aprono e chiudono una processione.

Fa parte del vestiario di ogni confraternita, e completa l’abito ufficiale del processante, che generalmente indossa una tunica, un cíngulo (o cordone, sempre con i colori canonici) e spesso un mantello.

Abbiamo già descritto la tavolozza di colori della Semana Santa di Siviglia in un nostro articolo, mostrando – confraternita per confraternita – le differenze tra i vari abiti, ma il capirote è sempre lì, aguzzo e verticale, in alcuni casi alto più di un metro.

La nascita, tetra, del capirote.

L’origine del capirote risale ai tempi dell’Inquisizione, sinistra istituzione introdotta da Los Reyes Catolicos alla fine del Quattrocento.

Chi venisse ritenuto “da rieducare” era costretto a indossare un sorta di sacco di tela grezza (un “sacco benedetto”, o saco bendito, parola poi contratta in sambenito) su cui potevano essere scritte le colpe e violazioni da espiare.

Il presunto colpevole era così immediatamente socialmente individuabile.

Non solo: insieme al suo sgradito sanbenito, l’incriminato poteva dover sfoggiare anche un – l’abbiamo intuito – appariscente cappello conico.

Lo rappresenta Francisco de Goya nel suo ottocentesco dipinto “Escena de Inquisición, in cui immaginari peccatori di un passato non ben definito vengono pubblicamente giudicati da un’indistinta folla di inquisitori.

L’alto cono distingue (è immediatamente riconoscibile) e punta verso l’alto, in un ultimo tentativo di pentimento e di ricongiungimento con la divinità offesa.

Il capirote nella Semana Santa.

Questo cono verrà ripreso dalle confraternite sivigliane a cavallo tra Cinquecento e Seicento.

La prima di esse a introdurre il capirote nella propria livrea sembra essere stata la Cofradía de la Hiniesta di Siviglia.

Volto coperto, evidenti segni di penitenza e pentimento e ricongiungimento con il cielo (in alto, oltre la punta) sono le più intime ragioni di questo scenografico elemento, che si prolunga, prima di irrigidirsi grazie alla sua anima inflessibile, fino al petto e alle scapole del fedele, con due fori per gli occhi.

All’interno: un cono di cartone – d’altezza rigorosamente stabilita dalla cofradía –  o, più recentemente, di rete sintetica.

L’idea di moltitudini di persone in giro a volto coperto per le notti di Aprile nelle città spagnole, tra l’altro durante oceaniche sfilate religiose, non piacque tantissimo a re Carlos III , settecentesco monarca che ammiccava ad alcuni, selezionatissimi, principi dell’Illuminismo.

Quelle antiche Semanas Santas erano diverse dalle attuali: hermanos de luz – penitenti che portavano un cero – dividevano il corteo con los hermanos de sangre (“fratelli di sangue”): penitenti che si fustigavano pubblicamente.

Proibite, queste espressioni religiose e sociali si rimanifestarono non appena l’assolutismo rifagocitò l’impero; meno cruente ma ugualmente sentite.

Simbolo a punta.

Oggi, come allora, il capirote è un simbolo profondamente spagnolo.

E’ vero: il nostro conico e colorato copricapo non rappresenta tutta la Spagna, e la Spagna che rappresenta è solo quella di quei pochi, densissimi giorni primaverili di passione e trasporto spirituale, per i quali la città si è preparata per un intero anno.

Ammettiamolo però: vederlo – anche solo in foto – ci riporta a un luogo e un tempo precisi, e alla sua origine così squisitamente andalusa e sivigliana.

Separatore
Link, fonti e proposte