Jimena e Pegalajar: due piccoli centri della provincia di Jaén ogni anno rispolverano dei vecchi pupazzi per deridere e criticare i fatti del momento. Sono i Tíos de ricia e i Mondinguillos.

Tios de Ricia_Mondinguillos
Mappa_Jimena-Pegalajar
Oggi parliamo di pupazzi.

In varie regioni della Spagna e dell’America Latina fantocci di diversi materiali e dimensioni accompagnano le celebrazioni di alcune festività religiose e non.

I più celebri tra loro sono i “Judas” (Giuda), che compaiono da soli o in coppia nelle feste di paese e che finiscono spesso per essere maltrattati, lapidati, lanciati, appesi o semplicemente bruciati.

In alcuni pueblos d’Andalusia questi rudimentali pupazzi (non ci immaginiamo le elaborate figure di cartapesta di alcuni nostri carnevali o delle Fallas di Valencia) si radunano in piccole combriccole per raccontare una storia.

Racconteremo di due casi differenti – sorti in totale autonomia – rappresentativi di due località della provincia di Jaén non troppo distanti tra loro.

Los Tíos de ricia di Jimena.

Jimena è un minuscolo centro di 1300 abitanti cresciuto tra ulivi e montagne ad una quarantina di chilometri a est del suo capoluogo Jaén.

Ogni anno – il 3 di Maggio – si celebra la festa del Día de la Cruz. Questa tradizione è piuttosto diffusa nella regione, e le sue versioni cordobesi e granadine, con i loro altari temporanei allestiti nelle piazze, i loro garofani rossi e le loro folle festanti ne sono la più nota espressione.

Qui a Jimena per il Día de la Cruz è prevista una solenne processione religiosa: la statua del Nazareno lascia la sua chiesa per percorre le vie del paese salutata dal lancio di petali di rosa e grano dalle finestre.

Lungo il suo cammino il Nazareno e il suo corteo incontrano delle piccole scenografie effimere: sono le essenziali quinte dei Tíos de ricia. Si tratta di gruppetti di fantocci di stoffa imbottita di paglia e dalla testa di ceramica che inscenano, satiricamente con molta ironia, aneddoti strappati ai notiziari locali e internazionali.

Logo_mini
Teste di argilla.

Il dettaglio della testa di ceramica è importante, poiché li distingue dai fantocci di altri pueblos. Si tratta di vecchie pentole o botijos (recipienti tradizionali portatili in grado di mantenere l’acqua fresca anche nei giorni di caldo più intenso) oppure semplici tegole.

Queste piccole ambientazioni di fattura popolare e realizzate con oggetti d’uso comune ospitano generalmente tre o più pupazzi e sono corredate con cartelli rivelatori che svelano il fatto e i personaggi reali oggetto di scherno.

Logo_mini
La storia dei Tíos de ricia.

L’origine dei Tíos de ricia viene fatta risalire ad un fatto reale. Siamo nel Cinquecento, e il re di allora – Filippo Secondo, quello che stabilisce che la capitale di Spagna sarà Madrid spostando lì la sua corte – si sta ingegnando per trovare il modo di finanziare la guerra nelle Fiandre. Decide così di revocare alcuni privilegi fiscali alla cittadina di Jimena e manda i suoi esattori a recuperare ciò che gli spetta.

Inutile dirlo: il pueblo non la prende bene. I signorotti locali si rifiutano di pagare quanto richiesto e la cittadinanza si infuria minacciando di linciare i funzionari del re.

Fuggendo il parapiglia e per salvare la pelle agli esattori non rimane che barricarsi nell’edificio del Comune per passarvi la notte, tentando di abbandonare Jimena con le prime luci del giorno.

Logo_mini
I primi fantocci.

Durante la notte davanti alla porta dell’edificio compaiono due fantocci fatti di stracci con delle pentole di terracotta come testa: una chiara allusione agli improvvisati prigionieri.

Non finisce qui: dopo ore di assedio, un primo indignato cittadino, non avendo a portata di mano i reali esattori, inizia ad insultare e malmenare uno dei pupazzi che presto è ridotto in brandelli.

Nel giro di poco tutto il popolo infuriato si unisce alla mischia dando così vita ad una tradizione secolare.

Non è un caso che l’espressione “hacer ricia”, da cui i pupazzi sembrano aver tratto il loro nome, significhi nella comarca distruggere qualcosa o qualcuno.

Logo_mini
I Tíos de ricia oggi.

Tradizionalmente ogni anno i Tíos de ricia facevano la stessa fine dei loro antichi predecessori, divenendo pezzettini e cenere. Da quando il Comune si è impegnato a rispolverare questa usanza che stava andando perdendosi grazie ad un concorso a premi per le migliori realizzazioni, i pupazzi hanno una sorte migliore.

Dopo la processione e le conseguenti benedizioni, gli scenari vengono smontati e i fantocci conservati per il Día de la Cruz dell’anno seguente, pronti per vestire i panni dei protagonisti delle chiacchiere del momento.

I Mondinguillos di Pegalajar.

Ad una trentina di chilometri da Jimena sorge la cittadina di Pegalajar, piccolo centro agricolo di meno di tremila abitanti circondato da un mare di ulivi e aggrappato ai rilievi della verde Sierra Mágina.

Anche qui ogni anno, ma in questo caso per le celebrazioni di Giugno del Corpus Christi (in Italia più noto come Corpus Domini), si montano piccoli scenari con più di tre fantocci imbottiti che qui chiamano Mondinguillos.

Logo_mini
Origini del nome.

Il nome sembra essere una storpiatura della parola dominiquillos. I dominiquillos erano dei fantocci vestiti di rosso lanciati ai tori nel corso delle celebrazioni del Corpus Christi del Seicento, tra il giubilo del popolo che non aspettava altro che vederli incornati e scaraventati in aria dagli animali inferociti.

Al giorno d’oggi i Mondinguillos sono dei pupazzi a grandezza naturale, riesumati e vestiti ogni anno per ricreare il contesto di un avvenimento oggetto di critica o – più semplicemente- di risate pubbliche.

Logo_mini
Il recupero di una tradizione.

Come a Jimena, anche a Pegalajar questa tradizione stava lentamente venendo dimenticata, fino a quando un’associazione (l’ Asociación de Mujeres Oriental de Pegalajar) decide di ridarle luce ed energie.
Fabbrica sette fantocci – gli stessi che vengono vestiti ancora oggi – con stoffa, gommapiuma e teste di manichini – mentre tradizionalmente anche le teste sarebbero dovute essere di stracci imbottiti – e risvegliano l’interesse del pueblo.

Oggi, insieme ai sette Mondinguillos di grandezza reale dell’associazione, compaiono quelli – generalmente più piccoli – preparati da gruppetti di vicini della località.

Lo scopo è quello di sempre: criticare o ridicolizzare aneddoti ed eventi del momento mettendoli in scena sotto forma di diorami all’aria aperta.

Logo_mini
Le origini dei Mondinguillos de Pegalajar.

La critica anonima da parte di una spazientita cittadinanza è all’origine di questa usanza. Oggi i siparietti del Mondinguillos sono parte integrante della processione del Corpus Christi di Pegalajar: il corteo, oltre ad ogni altare installato lungo il suo cammino, si ferma e rende omaggio a questi spontanei scenari.

In tempi passati le cose erano decisamente differenti.

La processione del Corpus Christi è un fatto serio. Storicamente ogni rappresentante del potere religioso e civile del pueblo doveva sfilare per le vie del paese e rimanere imbrigliato nel proprio rango e al proprio posto per tutta la durata dell’evento. Quale occasione migliore per la cittadinanza per dimostrare il proprio scontento o burlarsi dei potenti e delle loro angherie?

Nascono così lungo il percorso del corteo, sotto gli sguardi impotenti dei potenti, i palchetti dei Mondinguillos.

Logo_mini
I Mondinguillos della dittatura.

Durante i decenni del franchismo una simile sfrontatezza non era tollerata, e i Mondinguillos dovettero abbandonare le vie principali del paese per nascondersi in zone non percorse dalla processione; terminando infine per essere dimenticati fino alla loro recente riscoperta.

Semplici ma vivaci espressioni di pubblica sagacia.

I Pupazzi oggi.

Sebbene Il mondo che accoglie la satira di questi pupazzi è profondamente diverso dalle società che ne hanno visto la nascita, è interessante notare come – sia a Jimena che a Pegalajar – comuni e associazioni siano intervenuti per non dimenticare espressioni delle loro identità popolari sul punto di scomparire.

Con un po’ di stracci, gommapiuma e qualche tegola hanno trovato il modo di conservare versatili attori senza tempo e senza volto pronti ogni anno ad inscenare una (piccola) storia diversa.

Link, fonti e proposte