La chiesa di Santo Domingo a Guadix conserva una recente e discussa pala d’altare i cui santi sono raffigurati con volti di abitanti della città.


Un aneddoto su Guadix.
Un aneddoto che vale la pena di essere raccontato riguarda la città di Guadix, famosa per la sua maestosa cattedrale e i suoi quartieri di case-caverne (casas-cuevas).
Ad attirare la nostra attenzione è un dettaglio della chiesa che un tempo era dedicata a Santo Domingo e successivamente ribattezzata Parroquia de San Miguel Arcángel .

Santo Domingo, o San Miguel.
Situata al lato opposto del casco histórico rispetto alla cattedrale, la troviamo in cima alla scalinata introdotta dalla statua del Cascamorras che guarda Calle San Miguel.
Ci si passa accanto per raggiungere il suggestivo mirador de la Magdalena, dal quale si vede in un colpo d’occhio tutto il centro storico della città.
Perché, tra le innumerevoli chiese andaluse – dalla minuscola cappella del castello di Colomares alle titaniche mezquita-catedral di Cordova e cattedrale di Siviglia, ci concentriamo proprio su questa?
Un aneddoto, dicevamo: una curiosità.
Facciata, cani e torce.
La sua facciata, piuttosto discreta, già ci regala il curioso dettaglio del bassorilievo immortalante due cani che sorreggono tra le fauci quella che sembra essere una baguette – o un grosso asparago – ciascuno.
Si tratta di due torce accese: il cane con la torcia è uno dei simboli dell’ordine domenicano.

Un soffitto mudéjar.
Passato il portale non possiamo non rimanere meravigliati alla vista del soffitto ligneo mudéjar, un intrico di geometrie policrome di origine islamica scolpite ed intrecciate dopo la Reconquista.
Ancora strabiliati dalla costellazione di stelle di legno del soffitto, noteremmo, abbassando lo sguardo, che qualcosa non torna, qualcosa stride.
Decorazioni.
Le candide pareti della chiesa sono ornate con colori più brillanti del previsto.
Gli archi sono una successione di striature rosso acceso e bianche, che sembrano ammiccare alla decorazione della mezquita di Cordova, ma che qui ricordano più le stripes di una bandiera americana. Le volte delle cappelle laterali brillano di azzurro e giallo e ancora rosso.
L’impressione è quella che un salone moderno, appena imbiancato, si sia riparato sotto ad una volta storica.
E poi vediamo la pala d’altare.
La pala d’altare.
La pala dell’altare maggiore riempie l’intera parete che chiude la navata principale.
Lo schema è piuttosto classico: la parte centrale ospita il grande dipinto di una crocifissione con la città di Guadix come fondale, chiusa – due per lato – da ritratti di santi.
Facce da santo.
Sono proprio i santi ad attirare la nostra attenzione: seppur vestiti con le tuniche che ci aspetteremmo di vedere in una rappresentazione figurativa, hanno volti decisamente contemporanei.
Niente barboni lunghi e bianchi, espressioni sofferenti o estasiate: sono le facce che vedremmo in palestra o con, con un cocktail in mano, ad un aperitivo in un bar del centro.
Camicia di lino bianco sul lungomare mentre chiudono la macchina per andare al ristorante. Le barbe ci sono: ma sono più da barberia di moda del centro che da martirio paleocristiano.
Stravaganze.
Si racconta in città che il prete della chiesa abbia chiamato un suo amico pittore e abbia fatto ritrarre se stesso ed altri cittadini in pose sacre, confondendo i fedeli decisamente a disagio (per raccontarla come El País) nel pregare rivolgendosi a immagini di compaesani in tunica, e che l’eccentricità decorativa dell’edificio nasca dalla volontà dello stravagante religioso.
Pareti spoglie.
In realtà l’operazione è ben più complessa e ragionata.
Intanto il prete in questione – Padre Antonio Fajardo Ruiz – è niente meno che il delegato episcopale di cultura, arte sacra e patrimonio storico della diocesi di Guadix.
Si era ritrovato a dirigere una parrocchia dalle pareti quasi interamente spoglie. Solo muri bianchi e l’infinitamente già citato soffitto.
Le cause?
La Desamortización de Mendizábal prima (siamo nell’Ottocento) e l’uso come magazzino dopo la Guerra Civile spagnola (circa un secolo dopo).
La Desamortización.
La Desamortización è stato un periodo storico di confische di terreni, immobili e opere a ordini religiosi e ad aristocratici.
Numerosi conventi vennero chiusi e abbandonati – o cambiarono d’uso – durante il diciannovesimo secolo. L’intenzione, ai tempi, era quella di ridistribuire meglio la ricchezza e rimpinguare le casse statali.
Vennero così espropriate e vendute proprietà ed opere appartenute alla Chiesa e alla nobiltà a favore della nuova classe borghese che stava maturando nella penisola.
Arte religiosa contemporanea.
Quindi: una chiesa dalle pareti bianche. L’idea del prete fu quella di scommettere sull’arte contemporanea. Padre Antonio Fajardo Ruiz aveva conosciuto il pittore – José Antonio Jiménez Muñoz – ad un master sul patrimonio artistico.
E’ lo stesso pittore che farà scalpore con il suo cartellone per la Settimana Santa di Malaga del 2019, per il quale scelse e realizzò una scritta a graffiti, ritenuta da qualcuno poco consona alle tradizionali e – per certi aspetti – conservative celebrazioni della pasqua andalusa.
Santi e modelli.
Ci sono quattro santi da ritrarre per la chiesa di San Michele Arcangelo, e sono:
- San Pietro (un classico),
- San Paolo (altro classico),
- San Torquato: il primo vescovo di Acci – la Guadix romana – che, secondo la tradizione, avrebbe fatto parte dei Siete Varones Apostólicos inviati ad evangelizzare la Spagna pagana del primo secolo.
- San Fandila: un martire originario di Guadix che, nella Cordova del nono secolo, aveva richiesto all’Emiro di Al-Ándalus il diritto di poter professare pubblicamente la religione cristiana. Fu quindi incarcerato, decapitato, esposto appeso ad un patibolo, bruciato e disperso nel fiume.
Molto bene: servono quattro modelli, che l’artista cerca nella stessa Guadix.
Saranno: due fedeli, se stesso e il prete della parrocchia.
Barbe contemporanee e critiche.
Ecco quindi spiegato il mistero delle barbe contemporanee e degli sguardi da campioni del mondo dei nostri santi.
Ci è anche chiara la ragione delle critiche di alcuni fedeli che accusano il sacerdote di essere un inguaribile egocentrico narcisista. Altri semplicemente ammettono di sentirsi a disagio nel rivolgere le proprie preghiere a qualcuno – seppur raffigurato con un’aureola – con cui potrebbero aver fatto la coda dal fornaio.
Molto bene: servono quattro modelli, che l’artista cerca nella stessa Guadix.
Saranno: due fedeli, se stesso e il prete della parrocchia.
Modelli.
La storia dell’arte ci insegna che molti quadri oggi iconici ebbero volti reali come modelli o ispirazione.
I santi dipinti nel Cinquecento avevano facce, barbe e acconciature cinquecentesche, e quelli dell’Ottocento facce ottocentesche, più o meno idealizzate.
Vedremo tra qualche secolo se la polemica sulla pala d’altare di Santo Domingo si sarà un po’ smorzata e se i nostri San Fandila e San Torquato di Guadix sapranno raccontarci qualcosa sul come ci pettinavamo al principio del secolo ventunesimo.
Del resto, come dice lo stesso parroco: i santi erano persone reali, con volti reali. Si può ambire ad essere santi anche oggi, con un piercing o con una cresta in testa; come il ritratto del San Francesco ospitato nella stessa chiesa, raffigurato con un piercing al sopracciglio.
Link, fonti e proposte
- Polemiche e spiegazioni sulla pala d’altare di San Miguel Arcangel sono sul sito di Cope (in spagnolo).
- La diocesi di Guadix offre sulla sua pagina web il suo punto di vista sulla questione della pala d’altare.
- Immagini e fotografie della chiesa di Santo Domingo si trovano sul sito Patrimonio de Guadix.