Come vennero ritrovati, nel piccolo comune di Cútar, tre testi di immenso valore, nascosti da secoli.

I manoscritti di Cútar
Mappa_Cútar
La scoperta.
Questa è la storia di una scoperta eccezionale e totalmente inattesa.
Siamo nel minuscolo comune montano di Cútar, poco più di seicento abitanti, a una quarantina di chilometri di curve da Malaga.
Separatore
Era il 2023 e, a Cútar, si stava ristrutturando una vecchia casa.
Nel bel mezzo de lavori, nascosti dietro una parete e avvolti da antica paglia, emersero alcuni manoscritti che – si scoprirà – non vedevano la luce del giorno da secoli.
Tra questi figurava un prezioso Corano su pergamena, che potrebbe essere uno dei cinque più antichi del mondo, e risalente al lungo medioevo islamico di queste terre.
Insieme al testo sacro c’erano un volume di contenuto giuridico-notarile e una sorta di diario, con annotazioni personali.
Questi ultimi due testi risalgono al quindicesimo e sedicesimo secolo, a cavallo delle ultime fasi del processo di Reconquista del Regno di Granada.
Al-Yayyar e i Monfí.
I manoscritti sono legati alla figura di Mohammed Al-Yayyar, giurista, copista amanuense e imam di Cútar alla fine del quindicesimo secolo, in un periodo segnato dalla conquista cristiana e dalle conversioni forzate.
I nuovi governanti erano stati chiari: o la conversione o l’esilio.

La terza opzione era, in soldoni, darsi alla macchia: raggiungere un luogo remoto non direttamente amministrato dai cristiani, e divenire così un Monfí.

Separatore

Un Monfí era uno dei cosiddetti Moriscos, ovvero un cittadino di quello che era stato Al-Ándalus, che aveva deciso di restare nella penisola iberica.

Per vivere tranquillo il Morisco avrebbe dovuto, almeno sulla carta, convertirsi alla nuova religione dominante e assumerne riti, costumi e tradizioni.

Il Monfí, per poter preservare i propri usi e la propria cultura, aveva scelto un percorso più duro: si era isolato dove non poteva essere trovato, e viveva di quello che riusciva insieme ad altri fuggitivi.

Spesso la parola identifica il bandolero di queste terre.

Banditi, insomma, in tutti i sensi: pericolosi nemici per i cristiani ed eroi per quei Moriscos nostalgici e ancora inveleniti.

Oggi i Monfí, a secoli di distanza, hanno persino un museo a loro dedicato.

Separatore

Al-Yayyar era già stato imprigionato dopo la capitolazione di Malaga e, al suo ritorno a Cútar, continuò a scrivere e copiare testi.

Non è quindi un caso che i tre preziosi manoscritti furono, a un certo punto, nascosti dietro una parete in attesa di tempi migliori, che mai arrivarono.

I manoscritti.
Come scrivevamo, oltre il muro furono trovati tre testi: un Corano di straordinaria qualità, un volume inerente alla professione del suo proprietario e un manoscritto che raccoglie poesie, testi religiosi, riferimenti a magia e astrologia, appunti filosofici e una riflessione sulla morte.
Il Corano di Cútar, ben più antico rispetto alle vicende di Al-Yayyar, è considerato uno dei più antichi esemplari conservati al mondo.
La sua stesura risalirebbe addirittura al dodicesimo o tredicesimo secolo.
Separatore
I tre manoscritti sono oggi conservati presso l’Archivo Histórico Provincial de Málaga e vennero restaurati nel 2008.
Riemersi per caso, dietro il muro di una casa di un piccolo borgo, questi testi costituiscono una testimonianza inattesa e preziosa della complessa storia andalusa di queste terre di montagna, a cavallo tra medioevo ed età moderna.
Link, fonti e proposte