Come vennero ritrovati, nel piccolo comune di Cútar, tre testi di immenso valore, nascosti da secoli.


La scoperta.
Al-Yayyar e i Monfí.
La terza opzione era, in soldoni, darsi alla macchia: raggiungere un luogo remoto non direttamente amministrato dai cristiani, e divenire così un Monfí.
Un Monfí era uno dei cosiddetti Moriscos, ovvero un cittadino di quello che era stato Al-Ándalus, che aveva deciso di restare nella penisola iberica.
Per vivere tranquillo il Morisco avrebbe dovuto, almeno sulla carta, convertirsi alla nuova religione dominante e assumerne riti, costumi e tradizioni.
Il Monfí, per poter preservare i propri usi e la propria cultura, aveva scelto un percorso più duro: si era isolato dove non poteva essere trovato, e viveva di quello che riusciva insieme ad altri fuggitivi.
Spesso la parola identifica il bandolero di queste terre.
Banditi, insomma, in tutti i sensi: pericolosi nemici per i cristiani ed eroi per quei Moriscos nostalgici e ancora inveleniti.
Oggi i Monfí, a secoli di distanza, hanno persino un museo a loro dedicato.
Al-Yayyar era già stato imprigionato dopo la capitolazione di Malaga e, al suo ritorno a Cútar, continuò a scrivere e copiare testi.
Erano tempi in cui possedere libri scritti in arabo era proibito.
Non è quindi un caso che i tre preziosi manoscritti furono, a un certo punto, nascosti dietro una parete in attesa di tempi migliori, che mai arrivarono.
I manoscritti.
Link, fonti e proposte
- L’edizione in inglese del quotidiano nazionale El País scrive, nel 2023, dei tre manoscritti di Cútar.
- Anche Cadena Ser racconta (in spagnolo) ai suoi lettori e ascoltatori le vicende dei manoscritti di Cútar.
- Il quotidiano locale Málaga Hoy ci trasporta a Cútar ripercorrendo le vicende di Al-Yayyar.
- È possibile dare un’occhiata a una copia del Corano di Cútar guardando questo breve video della Diputación de Málaga.