Granada e l’onnipresente simbolo della melagrana: ipotesi sull’origine di un connubio secolare.


Melagrane.
Camminando per il centro storico di Granada avrete sicuramente scorto ovunque simboli raffiguranti delle melagrane.
L’arredo urbano, tra cui le numerose colonnine di metallo che sorreggono una melagrana e che fungono da dissuasori del traffico, oltre a innumerevoli decorazioni architettoniche e scultoree sparse per il municipio, tutto sembra richiamare questo frutto.
La ragione del particolare connubio risiede nell’araldica civica: sullo stemma della città campeggia proprio lei: la melagrana, spaccata per svelarne gli inconfondibili semi.
Persino allo scudo araldico della intera Spagna venne aggiunta una piccola melagrana – dopo la caduta dell’ultimo regno moro – alla fine del Quattrocento.
Un motto per uno scudo.
La melagrana non era però l’emblema della Granada musulmana: il suo stemma medievale, ancora ben visibile nella Alhambra, mostra orgoglioso uno scudo, integrato nel meraviglioso intrico decorativo di numerosi elementi del palazzo.
Lo scudo, fasciato in obliquo da un drappo, riporta la frase, in caratteri arabi, “Solo Dio è il vincitore”.
Era il motto dei monarchi del regno nazarí sin dai tempi del suo primo sovrano, “il Rosso” re Alhamar: Muhammad I di Granada, nel Tredicesimo Secolo.
Niente melagrana dunque.
Agro dulce.
Il frutto, ora onnipresente ai piedi della Alhambra, era infatti uno degli emblemi di un re cristiano: il quattrocentesco e cagionevole Enrico IV di Castiglia, soprannominato da alcuni storici “l’Impotente”.
Il simbolo veniva accompagnato da un motto: “agro dulce”, agrodolce come il sapore dei semi vermigli del frutto.
Le parole scelte facevano riferimento alle scelte difficili che un re deve compiere durante il suo regno.
Non fu questo sovrano a riconquistare la capitale nazarí.
Il suo tentativo venne abbandonato, e lo stemma entrerà nella città sconfitta solo successivamente; concretamente dopo la morte di Enrico.
Era sui vessilli della sorella Isabella, regina della Castiglia, detta “La Cattolica”.
Malum Granatum.
Viene dunque da chiedersi se la parola Granada derivi dal latino malum granatum, ovvero mela con grani, soprattutto pensando che il termine melagrana si traduce in castigliano con, appunto, “granada”.
Ci sono due ipotesi sul nome della città che poco hanno a che vedere con i Romani, per i quali l’area su cui oggi sorge Granada era stata denominata Iliberis.
Quando Iliberis perse importanza, con la caduta dell’impero, il principale nucleo urbano andò condensandosi a qualche chilometro a nord-ovest rispetto alla città odierna.
Venne ribattezzato, agli albori di Al-Ándalus, Madinat Ilbira, ovvero Medina Elvira.
Successivamente, sempre in epoca medievale, anche questo insediamento perse importanza, mentre la cosiddetta Madinat Garnata, nell’area della vecchia Iliberis, riprese a guadagnare rilevanza e popolazione.
Madinat Garnata.
Madinat Garnata era una delle parti della nuova città araba, dominata dalla Alcazaba Cadima dell’epoca dei piccoli regni di taifa – costruita nell’area dell’attuale Albaicín – e successivamente anche dalla cittadella fortificata della Alhambra.
Era un luogo di passaggio e di rifugio ai piedi degli alti monti della Sierra Nevada, nella pianoro formato dai fiumi Genil e Darro: le ricche terre de la Vega de Granada.
“Madinat” può essere tradotto con “Medina” (ovvero centro abitato) e Gar-Anat significherebbe, in arabo, “luogo di pellegrinaggio” o “collina di pellegrini”.
“Garnata” si sarebbe poi castiglianizzata in Granada, parola che traduce anche il nome del frutto e che si lega alle sue rappresentazioni.
613.
Un’altra ipotesi vagliata dagli studiosi affonderebbe le sue radici nel patrimonio collettivo e immateriale di un’altra cultura che prosperava nella Spagna musulmana, ovvero quella ebraica sefardita.
Gli ebrei della Granada di Al-Ándalus, ai quali abbiamo già accennato in questo articolo sulla città-perla di Sefarad: Lucena, avrebbero avuto un ruolo principale nell’amministrazione e governo della città.
Presenti già da prima dell’arrivo delle truppe arabe e berbere dal Nord Africa, sarebbero stati decisivi per la conquista della città visigota, al punto, secondo questa ipotesi, da lasciarle in dono il nome, adottando la denominazione latina di uno degli elementi simbolici della loro tradizione.
Il frutto della melagrana conterebbe in media, indipendentemente dalla sua dimensione, sempre seicentotredici semi.
Seicentotredici è anche il numero dei precetti della Torah, fondamento della fede ebraica.
Crocevia di civiltà.
Che l’emblema di Granada prenda il nome da uno dei principali quartieri della sua lunga storia araba, dalla tradizione ebraica mediata dalla lingua latina, o sia un simbolo portato dalle settentrionali corti della Spagna cristiana, la sua onnipresenza è la costante testimonianza di una storia unica e millenaria.
Questo importante centro politico d’arte e cultura, ai piedi di monti e colline, è stato, e lo è tuttora con la Granada delle istituzioni e delle università, un crogiolo di civilizzazioni, religioni e lingue.
Un crogiolo che ha avuto e continua ad avere una primaria importanza per l’Europa.
Link, fonti e proposte
- Questo articolo del quotidiano ABC racconta (in spagnolo) le ipotesi sull’origine del nome Granada e come si leghi al frutto della melagrana.
- Anche il quotidiano locale Granada Hoy ci spiega l’origine del nome della città di Granada (in spagnolo).
- Questo interessante video (in spagnolo) ci guida attraverso la storia della fondazione di Granada.


