Il mito di Ercole in terra andalusa: come l’eroe greco-romano classico è diventato uno dei simboli della regione.

Hércules_Ercole e l'Andalusia
Mappa_Andalucía
L’eroe, la terra, i mari.

C’è un personaggio classico che è più o meno ovunque in Andalusia.

È il protagonista dello stemma ufficiale della regione, come abbiamo raccontato quando scrivevamo del giorno dell’Andalusia (il 28 Febbraio).

La sua presenza è, da millenni, indissolubilmente legata a questa terra e ai suoi mari, dando il nome alla mitica soglia che avrebbe separato il mondo conosciuto dallo sconfinato ignoto.

A Siviglia, all’eroe è dedicato un vasto e celebre spazio urbano alberato, e in suo onore sarebbe esistito almeno un importante tempio, sorto originariamente in epoca fenicia, su uno degli isolotti intorno a Cadice.

Non Plus Ultra.

È Ercole: l’eroe greco e poi romano, che avrebbe osato oltrepassare gli invalicabili limiti delle terre e dei mari noti – e quindi dell’umana conoscenza – nella sua missione di catturare le mandrie del mostruoso Gerione.

Gerione, sovrano dalle tre teste, avrebbe infatti regnato su un’isola – Eritea – nel grande oceano che si apriva oltre Tartesso.

Questo punto del globo, che oggi chiamiamo Stretto di Gibilterra, era presieduto dai monti Calpe (sulla sponda europea) e Abila ( su quella africana) – sui quali l’eroe avrebbe eretto due alte colonne, come ammonimento ai navigatori: le Colonne d’Ercole.

Sarebbero state un imponente monito, e come tali avrebbero portato l’iscrizione Non plus ultra (più o meno “non si va oltre”).

Ercole, con la sua smisurata forza, sarebbe persino potuto essere il responsabile della nascita stessa dell’orografia del luogo: la sua furia avrebbe separato due continenti, innalzando i due monti e unendo i due mari.

Plus Ultra.

Ercole o no, in epoca classica oltre lo stretto erano già sorte varie colonie fenicie, tra cui Gades (l’attuale Cadice), Sexi (Almuñécar) e Onuba (Huelva), e la già citata ricca e misteriosa civiltà di Tartesso era di casa sulla sponda europea.

Proprio su un’isola nei pressi di Cadice sarebbe stato eretto un importante tempio antico, dedicato al dio fenicio Melqart, il cui culto era stato introdotto dai devoti commercianti fenici di Tiro provenienti dal Mediterraneo orientale.

L’Heracleion, tempio di grande importanza nei tempi antichi, secondo il geografo romano algecireño Pomponio Mela avrebbe addirittura custodito i resti del mitologico Ercole.

Durante il processo di romanizzazione del bacino del Mediterraneo, la figura di Melqart finì per fondersi con quella di Ercole.

Ercole a Siviglia.

Accennavamo a uno spazio urbano dedicato a Ercole nella capitale andalusa.

Chi ha visitato Siviglia lo conosce: è la Alameda de Hércules, una sorta di allungata piazza alberata popolata di locali e pullulante di vita.

La parola “alameda” proviene da “álamos, che sono i pioppi, e descrive un viale piantumato con questi alberi.

Questo giardino pubblico nasce negli anni Settanta del Cinquecento, quando il conte Francisco Zapata de Cisneros volle rigenerare gli spazi acquitrinosi – non a caso quest’area era conosciuta come “La Laguna” – causati dalle piene del vicino fiume Guadalquivir.

Il rinnovamento di questa parte della città avrebbe ammiccato al passato classico di Siviglia, evitando volutamente ogni riferimento ai secoli di Al-Ándalus.

Insomma: il Rinascimento. E come ogni piazza rinascimentale che si rispettasse, aveva le sue fontane.

Si recuperarono anche due colonne romane, provenienti dai resti – ancora visibili – del non lontano tempio di Calle Marmoles, che si ritiene fosse dedicato proprio a Ercole.

Furono le due colonne originali: nel Settecento se ne aggiunsero altre due, che reggevano due leoni, al lato opposto dello spiazzo.

Una delle due colonne cinquecentesche è sormontata da una statua raffigurante Giulio Cesare e l’altra il mitico fondatore della città: proprio lui, l’onnipresente Ercole.

Lo ricorda anche un’iscrizione posta nel Sedicesimo Secolo sulla scomparsa Puerta de Jerez: “Hércules me edificó, Julio César me cercó de muros y torres altas, el Rey Santo me ganó, con Garci Pérez de Vargas” (Ercole mi edificò, Giulio Cesare mi circondò di mura e alte torri, il re santo mi vinse – riferimento alla Reconquista della città, ad opera del re Ferdinando III di Castiglia – detto il Santo – e del suo eroe Garci Perez de Vargas).

Il leggendario Ercole avrebbe infatti anche risalito, per primo, il corso del fiume Guadalquivir per stabilirsi nell’area che i romani avrebbero successivamente chiamato Hispalis e che oggi conosciamo come Siviglia.

Ercole per l’Andalusia, la Spagna e l’Umanità.

Ercole torna anche nella storia recente della regione.

Quando nei primi anni del Novecento Blas Infante, definito il padre della patria andalusa, lavora allo scudo da accompagnare all’inno e alla bandiera d’Andalusia, ripensa al mitico eroe classico.

Blas Infante non cercava un’origine mitologica per la sua terra e il suo popolo, ma vedeva nel giovane Ercole, accompagnato da due leoni ammansiti, il simbolo della forza e della ragione vittoriosa sugli istinti primordiali.

Eroe e animali erano posti sotto a un arco sorretto da due colonne, chiaro riferimento alle due mitiche colonne create dal forzuto personaggio.

L’arco dell’emblema sorreggeva una scritta in latino: “Dominator Hercules Fundator” che ricordava l’origine erculea di quella terra.

Ai piedi della composizione un altro testo, questa volta in castigliano, affermava: “Andalucía por sí, para España y la humanidad” (L’Andalusia per se stessa, per la Spagna e l’umanità”).

L’ispirazione per questo emblema universale andaluso veniva dallo stemma della città di Cadice, che, pur privo dell’arco, esaltava le colonne e il ruolo epico di Ercole.

Questi elementi richiamavano il mito di una terra situata ai confini del mondo conosciuto, la futura porta verso nuovi mondi e racconti che attendevano oltre l’immenso oceano.

Nel Casino di Ronda, nel 1918 vennero approvati i simboli dell’autonomia andalusa (bandiera, scudo e inno, confermati dopo i decenni di dittatura): proprio nella piazza sulla quale si affaccia l’edificio venne successivamente eretta una composizione scultorea, raffigurante due colonne e un arco sotto ai quali riposavano due leoni di bronzo.

Tra i due felini ecco il nostro eroe, il creatore dello stretto di Gibilterra, il fondatore di Siviglia; uno dei simboli d’Andalusia: il giovane Ercole.

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