Simbolo della città di El Puerto de Santa María, il celebre e malconcio Vaporcito invoca un urgente rinnovamento.


Mezzo secolo di onorato servizio.
Oggi scriveremo del secondo battello più famoso d’Andalusia.
Si chiama El Adriano Tercero (Adriano Terzo), meglio conosciuto come El Vaporcito.
Per mezzo secolo, ha svolto impeccabilmente il suo compito: trasportare generazioni di passeggeri da El Puerto de Santa María a Cadice, avanti e indietro.
È una barca di una certa età: costruita negli anni Cinquanta del Novecento nella lontana Galizia, aveva succeduto – che sorpresa – l’Adriano Primo e l’Adriano Secondo nella loro missione marittima.
Un vaporetto nel cuore.
Il nostro Vaporcito riuscì, lustro dopo lustro, a entrare nel cuore dei cittadini de El Puerto e a divenire uno dei simboli non ufficiali della cittadina della baia.
Una semplice barchetta che, nel 2001, viene addirittura inclusa nella lista dei beni di interesse culturale della Junta de Andalucía (l’organismo di governo della regione).
Tra le ragioni del riconoscimento ebbe un considerevole peso l’importanza storica e culturale della nave: parte del paesaggio della baia di Cadice, era un mezzo di connessione fisica e simbolica tra il capoluogo e El Puerto.
Non era particolarmente bella, o ingegneristicamente avanzata per il suo tempo, ma era un segno, una presenza, un gesto di legno e metallo nelle vite delle persone.
Come spesso accade in Andalusia, dove storia, quotidianità e paesaggio si intrecciano per confluire nell’identità collettiva locale, anche la barchetta di El Puerto finì per insinuarsi, imbevendosi di storie e ricordi, nel panorama antropologico della baia.
Un simbolo galleggiante, insomma, e come simbolo, El Vaporcito de El Puerto divenne persino il protagonista di una canzone: “Viene a esta tierra un barquito” di Paco Alba, scritta per l’esibizione dell’edizione del 1965 del mitico Carnaval de Cádiz , dove verrà interpretata dai suoi Los hombres del mar.
A picco.
Tutto bene fino al 2011 quando, intorno alle sei e un quarto del pomeriggio del 30 d’Agosto, a causa di un errore umano, il traghetto inizia a imbarcare acqua, dopo aver urtato una scogliera.
Nessuna vittima, per fortuna.
Affonderà di lì a poco, accanto al molo di Cadice, e da quel momento inizierà una fase tutta nuova della sua storia gaditana.
Il recupero.
El Vaporcito viene – ma ci vorranno 28 giorni – recuperato e riportato a galla.
Iniziano a circolare proposte per dare una nuova vita alla celebre carcassa.
Dato il suo valore simbolico, viene ponderata la possibilità di rimetterne in sesto e in funzione i resti.
Non succede: in piena crisi economica la proposta si incaglia nello scoglio dei costi dell’operazione.
Arriva il 2014 e viene fondata un’associazione (la Asociación Portuense de El Vaporcito) con la missione di recuperare il relitto: l’idea è quella di rimetterlo in sesto e farne un museo.
Questa volta, l’ostacolo principale è l’effettiva possibilità di mettere mano alla barca: il proprietario non vuole saperne di cederla.
Lo si convince nel 2020, giusto in tempo per una nuova crisi globale, questa volta sanitaria.
Non solo: l’Adriano Tercero è un bene di interesse culturale, e quindi vincolato, con tutte le complicazioni burocratiche e pecuniarie che ciò comporta per chiunque provi a toccarlo.
A principio del 2024 qualcosa si muove: il relitto è sul punto di essere ceduto all’azienda municipale Impulsa.
La promessa ora è che il relitto, o almeno una sua sagoma in acciaio, verrà rimesso a nuovo e collocato in una rotonda all’ingresso della città de El Puerto da Sud.
Fantasma del lungofiume.
Per il momento El Vaporcito rimane nel luogo dove ha riposato negli ultimi anni: abbandonato tra terra e acqua sulla riva destra del fiume che taglia la città, el rio Guadalete.
Intorno ai resti del traghetto tutto sta cambiando (è in corso un processo di riqualifica del paseo fluvial, il lungofiume, i cui lavori lambiscono le assi rimaste del simbolo de El Puerto), ma la carcassa de El Adriano Tercero rimane a guardare, pericolante e vandalizzata.
Di pochi giorni fa (fine Agosto 2024) è la notizia che un cedimento nella struttura ha fatto accasciare la malconcia prua del relitto, sollevando la preoccupazione e l’indignazione di un gruppo di cittadini, che reclamano il salvataggio di questo fossile della memoria di un luogo, carico di ricordi e nostalgia.
La Dorada Primera.
Aprivamo l’articolo definendo El Vaporcito de El Puerto come il secondo battello più famoso d’Andalusia.
Il primo posto di questa bislacca classifica spetta infatti ad un’imbarcazione rimasta impressa nella memoria di milioni di spagnoli.
Ci riferiamo alla barca portata a secco in cui viveva Chanquete, un pescatore in pensione tra i protagonisti di una serie televisiva epocale: Verano Azul.
Ambientata nell’Andalusia del 1981, la serie raccontava le vicende di un gruppo di ragazzini in vacanza nella Costa del Sol, e di questo burbero uomo di mare dal cuore d’oro.
La Dorada Primera venne successivamente ricostruita a Nerja (provincia di Malaga), la cittadina a picco sul Mediterraneo riconoscibile nel telefilm.
La riproduzione a grandezza naturale della Dorada Primera in è ancora lì, a parlare al cuore di chi la cerca, in uno slargo di calle Antonio Ferrandis Chanquete (il nome della strada contiene sia quello del celebre personaggio, sia quello dell’attore che lo interpretava), in quello che, in fin dei conti, è un soltanto parcheggio.
Staremo a vedere quale sorte toccherà al nostro El Adriano Tercero, ovvero il celebre Vaporcito de El Puerto.
Link, fonti e proposte
- Gli archivi di Canal Sur mostrano l’affondamento de El Adriano Tercero in questo breve video (in spagnolo) del 2011.
- Il quotidiano locale La Voz de Cádiz fa il punto sulla situazione de El Vaporcito de El Puerto, in questo articolo (in spagnolo) del 2024.
- I cittadini de El Puerto de Santa María chiedono il recupero de El Vaporcito in questo recente e brevissimo video di Canal Sur (in spagnolo) del 2024.
- Ecco el pasodoble del 1965, scritto da Paco Alba, intitolato “Viene a esta tierra un barquito“, che ha come protagonista El Vaporcito de El Puerto.