L’edificio El Gallo Azul di Jerez, uno degli emblemi architettonici della città, è stato incluso tra i beni del Catálogo General del Patrimonio Histórico Andaluz.

El Gallo Azul
Mappa_Jerez de la Frontera
Uno dei simboli della città.

Oggi parleremo di un edificio iconico della città di Jerez de la Frontera.

Non è la cattedrale, nè il castello, e neppure una delle botteghe storiche della città. Si tratta dell’edificio chiamato “El Gallo Azul” (“Il Gallo Blu”).

L’occasione è la decisione della Junta de Andalucía (l’organo che governa la regione) di includere questo singolare stabile tra i beni del Catálogo General del Patrimonio Histórico Andaluz.

Lo scopo del catalogo è quello di identificare, proteggere e diffondere gli elementi fisici e immateriali che determinano l’identità dei luoghi che conformano la comunità autonoma dell’Andalusia.

Si va dai centri storici ai giacimenti archeologici – antichi, minerari o industriali – dalle cattedrali alle attività di interesse etnologico.

Uno spigolo di Jerez.

Se siete stati a Jerez l’avrete sicuramente visto e fotografato. In pieno centro storico, a due passi dal mercato comunale coperto si apre uno slargo popolato dai tavolini dei bar vicini e dal brulicare di jerezanos e turisti.

Il fondale di questo passeggio è la cuspide formata dall’incontro di due strade che convergono in un acutissimo angolo: sono Calle Larga (“la strada lunga”) e Calle Santa María.

Non vediamo spigoli, ma un edificio curvo di mattoni biondi che si alza su colonne e archi, coronato di scritte luminose e decorazioni.

Un architetto molto locale, un po’ spaziale.

L’edificio de El Gallo Azul è qui dal 1927, quando il progetto per il completamento di questa quinta urbana venne vinto niente meno che dall’architetto Aníbal González.

Se il nome non vi dice molto, nessun problema: sicuramente avrete passeggiato accanto ad altre realizzazioni di questo architetto sivigliano.

Suoi sono, per esempio, i progetti per i due musei che si fronteggiano nella Plaza de América a Siviglia  (sono gli attuali Museo de Artes y Costumbres Populares e Museo Archeologico).

Ancora più celebre e visitata è la Plaza de España, a pochi passi dai due musei: edificio comparso come fondale in film celebri (persino interpretando il ruolo di una città di una galassia lontana lontana) e tappa obbligata di ogni primo viaggio a Siviglia.

Lo stile.

Lo stile è storicista: seppur costruiti agli inizi del Novecento, gli edifici di questa corrente ripercorrevano ecletticamente linguaggi di tempi passati, con uno sguardo particolare alle peculiarità locali delle espressioni architettoniche.

Il regionalismo che li caratterizza ammicca al rinascimento spagnolo e all’arte mudejar – che ha mescolato caratteri europei e arabi dal medioevo fin quasi all’era barocca e che è esclusiva del mondo iberico e dei territori ad esso legato – e ci regala scorci colorati e pittoreschi ed intrisi di identità locale.

Un gallo blu.

L’edificio di Jerez prende il nome da un dipinto che decorava – e ancora decora – un celebre locale ospitato al suo interno.

La costruzione, che si realizzò in un anno e mezzo, venne donata alla città dalla famiglia Domecq: un’antica e influente famiglia di Jerez dedita alla produzione e commercializzazione di vini e liquori.

I locali al suo interno, tra cui un tabanco, erano l’occasione per vendere e fare conoscere i prodotti della bottega della famiglia.

I tabancos sono attività commerciali, così tipicamente jerezane, che hanno cominciato a germogliare nella città nel diciassettesimo secolo e che, da allora, non l’hanno più lasciata. Secondo la locale Cosas de Comé, il nome tabanco”deriverebbe dalle parole estanco, negozio in cui venivano vendute merci quali vini e l’olio e tabaco”, diffusosi in queste terre di frontiera tra due mondi dalle Americhe.

La facciata semicircolare era una soluzione scenografica e compatta, che contribuiva ad ampliare lo spazio pubblico del piazzale di fronte ad essa.

Per Jerez questo edificio curvo è un simbolo identitario.  Lo vediamo apparire su cartoline e guide e campeggia sullo sfondo della copertina del primo album del gruppo musicale jerezano Los Delinqüentes – “El sentimiento garrapatero que nos traen las flores”, del 2001 – che vale sempre la pena di ascoltare.

Ora – dal 23 Giugno del 2023 – questa celebre quinta urbana è un ufficialmente un monumento, un emblema della storia della città e d’Andalusia.

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