Il mistero del “mostro di Villaricos”: da presunto dragone marino a gigante degli abissi.


Di mostri e altre amenità.
Oggi vogliamo raccontarvi di quella volta che la cittadina costiera di Villaricos venne scossa da un sinistro ritrovamento sul suo bagnasciuga.
Come sapete, poco ci piace sconfinare nel precario campo di un paranormale fatto di mostruosi e improbabili avvistamenti, preferendo attingere ai miti e ai racconti della tradizione popolare o letteraria andalusa.
Se una bestiaccia deve esserci, preferiamo che sia radicata nel folclore senza tempo di un paese o di una comunità.
Nonostante questo, lungo le coste andaluse abbiamo comunque avvistato insieme disorientati pinnipedi e uomini-pesce, e abbiamo osservato le orche minacciare le barche dello Stretto.
Questa vicenda fa eccezione: è un fatto di cronaca più o meno recente che, nel lontano 2013, ha spaventato o incuriosito i bagnanti di una frazione costiera di Cuevas del Almanzora.
Il mefitico ritrovamento.
Nel pomeriggio di un giovedì di agosto del 2013, un forte temporale colpì violentemente le coste della frazione marittima di Cuevas del Almanzora: Villaricos.
La spiaggia in questione era la cala Luis Siret, dalla quale un bagnante lanciò uno sconcertante allarme dopo che una donna aveva estratto dal mare la testa di un presunto mostro acquatico.
Accorsero sul posto i volontari della Protezione Civile che si diedero da fare per recuperare dalla battigia quello che rimaneva del corpo del bizzarro animale
Si trattava di una pestilenziale salma lunga più di quattro metri, che non ricordava nulla di ciò che ci si aspetterebbe provenire dalle onde andaluse.
Non solo el bicho (la bestiaccia) di Villaricos sembrava un enorme, tumefatto e lacerato biscione, ma presentava quelle che sembravano essere due lunghe e sottili corna oltre a degli insoliti baffi.
La zona venne immediatamente transennata e vennero chiamati l’unità Seprona della Guardia Civil (acronimo di Servizio di Protezione della Natura) e i volontari dell’associazione Promar (un’associazione locale senza scopo di lucro, che si occupa della protezione e della tutela della fauna marina).
Il Godzilla di Almeria.
Nessuno sapeva dire con certezza a cosa appartenesse la carcassa di Villaricos, le cui foto intanto avevano fatto il giro dei social network dell’epoca.
Analisi sul DNA erano da escludere, dati i costi che nessuno sembrava volersi accollare per quel serpentone spiaggiato.
Una cosa era certa: non apparteneva a nessuna specie locale nota.
Si diffusero quindi varie ipotesi, che andavano dal proverbiale mostro marino, al bestione preistorico, fino al pesce mutante.
L’idea di una creatura mutata, per quanto inverosimile, non era del tutto infondata, considerato il luogo del ritrovamento.
Villaricos si trova infatti a nemmeno due chilometri dai luoghi del celebre, per lo meno in Spagna, incidente de Palomares.
Il disastro di Palomares.
Era il 1966, e sui cieli di queste zona si verificò uno scontro aereo tra velivoli militari che fece cadere ben quattro bombe termonucleari statunitensi tra la costa e le acque andaluse.
Nessuna esplose davvero, altrimenti il biscione non sarebbe certo l’argomento di questo articolo, ma ci furono perdite radioattive.
Il governo di allora si affrettò a tranquillizzare la popolazione: la zona del disastro nucleare non è pericolosa, comunicarono le autorità ai due lati dell’Atlantico, e lo provarono organizzando un mediatico bagno in mare dell’allora quarantenne ministro spagnolo Manuel Fraga e dell’ambasciatore americano.
La spiaggia era quella di Quitapellejos, a tre chilometri e una cinquantina d’anni dal ritrovamento del mostro, anche se le malelingue sostenevano che i due si sarebbero tuffati qualche chilometro più a sud, per evitare rischi e sorprese.
Va detto che il longevo Fraga morirà a quasi novanta anni d’età, e non per il plutonio di quel giorno di Marzo.
Altre ipotesi, altri dubbi.
Torniamo al 2013.
Un cortometraggio, sulla falsariga dei B-movies americani di terrore, era in effetti in fase di produzione, in quel periodo e in quei luoghi.
La trama ammiccava proprio alle bombe e alle radiazioni che, sulla pellicola, generavano pericolosi esseri mutanti.
Lo spaventoso cadavere decomposto era quindi una trovata pubblicitaria architettata dalla troupe?
E non finisce qui: pochi mesi dopo, un secondo mostro decomposto, simile a quello di Villaricos, apparirà in acque decisamente poco lontane, ad Adra, sempre in provincia di Almeria.
Il puzzolente serpentone cornuto di Villaricos, dopo la raccolta di alcuni campioni di tessuto, venne sepolto lontano da turisti e gabbiani, lasciando dubbi sulla sua vera identità.
Risposte.
Tre anni dopo arrivò la soluzione al mistero, quando dalle parti di Alicante affiorò una terza, simile, carcassa.
Si trattava dello scheletro e dei tessuti adiposi di uno squalo elefante (Cetorhinus maximus), il secondo pesce più grande del pianeta, analizzato e riconosciuto dall’Institut d’Ecologia Litoral.
Questa specie protetta, che è nota anche col nome di squalo pellegrino, è presente nel Mar Mediterraneo e può raggiungere i dieci metri di lunghezza.
Le particolari condizioni di decomposizione della colonna vertebrale e del poco che rimaneva dei tre esemplari, avevano così creato l’illusione ottica di una creatura serpentiforme e dotata di corna (che altro non erano che ossa fuori posto).
Insomma, abbiamo tirato in ballo leggendari mostri marini, reali incidenti nucleari e stravaganti cortometraggi, quando l’inconsapevole protagonista di questa sorprendente vicenda altro non era che ciò che rimaneva di un normalissimo, gigantesco pesce morto.
E tutto lo spavento e la meraviglia che ha saputo scatenare.
Link, fonti e proposte
- Tutta la stampa locale del tempo mostra orgogliosa le foto del serpentone spiaggiato a Villaricos. Ecco l’articolo de El Diario de Almería.
- Anche ABC scrisse, nel 2013, del sorprendente mostro marino di Villaricos.
- Per saperne di più sul cosiddetto “incidente di Palomares” del 1966, ecco un articolo della televisione nazionale spagnola, RTVE.