Combattere la siccità con la luce solare.

Desalinización
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Un progetto dell’Università di Malaga esplora la possibilità di desalinizzare l’acqua di mare in modo sostenibile, tramite energie rinnovabili ed il recupero delle salamoie ipersaline.
Separatore
IDEE e AGUA+S.

L’Università di Malaga -più in concreto il dipartimento IDEE (Instituto de Domótica y Eficiencia Energética)–  ha sviluppato un interessante progetto il cui obiettivo è la desalinizzazione dell’acqua di mare.

Lo studio si chiama Agua+S e ne parleremo, da profani, in questo articolo.

Trovate la pagina ufficiale dell’Università di Malaga, con maggiori e più dettagliate informazioni, nella sezione dei link in coda all’articolo.

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Desalinizzazione: vantaggi.

La desalinizzazione dell’acqua marina è una realtà consolidata in molti Paesi, basti pensare che in Israele, per dirne uno, più del 40% dell’acqua potabile e per l’agricoltura proviene dal mare.

I vantaggi della desalinizzazione dell’acqua di mare sono certamente tanti, tra cui:

  • la grande disponibilità della materia prima, spesso prossima ad aree semiaride o soggette a periodi di siccità. La nostra Andalusia, grande produttrice di frutta e verdura, ne è un esempio, ma possiamo nominare anche le piccole isole, spesso approvvigionate via nave dalla terraferma.
  • consente di evitare il prelievo d’acqua dolce da aree interne, salvaguardando le riserve idriche e gli habitat.
Desalinizzazione: svantaggi.

Due grandi inconvenienti dei processi di dissalazione dell’acqua sono:

  • l’enorme quantità di energia che richiedono, ed i conseguenti costi economici e per l’ambiente.
  • gli scarti della produzione, tra i quali la salamoia ipersalina che, se rilasciati in mare, possono danneggiare seriamente gli ecosistemi costieri. 
  • gli alti costi infrastrutturali. Ok: abbiamo dissalato l’acqua, ora come la conservo e distribuisco?

Un processo di desalinizzazione ideale, in un mondo ideale, dovrebbe funzionare in un contesto di economia circolare. Utilizzare ciò che già c’è (materie prime, energia) e ridurre al minimo gli scarti prodotti, dando loro un nuovo uso. Un ciclo produttivo autosufficiente, insomma.

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Tre infrastrutture coordinate.

L’IDEE ha studiato un processo che prevede l’utilizzo di tre infrastrutture coordinate:

  1. un impianto di desalinizzazione costruito in prossimità del mare.
  2. una rete di impianti di pompaggio e di distribuzione dell’acqua. Dobbiamo trovarci nelle vicinanze di un corso d’acqua e di un embalse, ovvero uno dei tanti laghi artificiali realizzati in Spagna tramite dighe. Questo embalse, pantano o lago non deve trovarsi molto distante dalla costa.
  3. Un impianto fotovoltaico galleggiante in grado di fornire l’energia necessaria al processo.

Nessuna di queste tecnologie è una novità; la loro sinergia è ciò che costituisce la forza del processo.

Come funziona, a grandi linee.

La racconto come posso: con tanta buona volontà e poca scienza.

  • L’impianto fotovoltaico galleggiante, nell’embalse, genera energia elettrica pulita sfruttando la luce del sole, così abbondante in Andalusia. Un impianto galleggiante ha dei vantaggi rispetto ad uno montato a terra: produce un 20% di energia in più (secondo i dati comunicati dall’IDEE), grazie all’assenza di polveri ed al raffreddamento dei pannelli offerto dall’acqua. L’acqua inoltre riflette la luce del sole, contribuendo alla produzione di energia. La richiesta di questo tipo di tecnologia è in continua crescita.
  • l’acqua dissalata proveniente dal vicino mare viene riversata nell’embalse e da qui, come accade da decenni, ridistribuita a campi ed abitazioni utilizzando infrastrutture preesistenti.
  • I residui del processo – la famosa salamoia ipersalina – invece di finire in mare, verrebbero ceduti ad impianti per la produzione di idrogeno, sale, cloro ed altri derivati chimici di interesse commerciale. Lo scarto diventa quindi materia prima per altri processi.
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Economia circolare.

Economia circolare, insomma. Potremmo obiettare che la fabbricazione di impianti fotovoltaici ha comunque un impatto ecologico, e che ricoprire di pannelli parte della superficie di un bacino idrico possa non essere un dono gradito per aironi e garzette. Tuttavia, estendendo quanto più possibile la vita di queste apparecchiature ed operando una corretta gestione degli scarti, il processo sarebbe in grado di sopperire alle necessità dei periodi di siccità con un controllato impatto energetico ed ambientale.

Ed ora?

Il progetto Agua+S è stato presentato al Senato spagnolo ed è sotto studio da parte della  Junta de Andalucía (grossomodo il governo regionale) per essere incluso tra i suoi piani strategici.

Come racconta Rafael Guzmán del Instituto de Domótica y Eficiencia Energética (IDEE), in un’intervista ad Agroradio, la parte complicata del progetto non è la tecnologia che comporta, ma ottenere permessi ed autorizzazioni per metterlo in opera.

Staremo a vedere le evoluzioni di questa idea, con l’augurio che possa correre in aiuto a campi e centri durante i periodi di siccità

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Link, fonti e proposte
  • Potete leggere qui -sul sito ufficiale dell’ateneo- la comunicazione dell’Università di Malaga relativo al progetto Agua+S (in spagnolo).
  • Per maggiori -e chiarissime- delucidazioni su cosa sia l’economia circolare, potete dare un’occhiata alla definizione data dal Parlamento Europeo, qui.
  • Il sito della Commissione Europea ci racconta qualcosa -ovviamente infinitamente meglio di come abbia provato a farlo io- sulla dissalazione dell’acqua marina (diverse lingue, tra cui l’italiano).