Il nome di una scalinata ci riporta ad un tragico fatto del Cinquecento: è la Cuesta Pero Mato, in pieno centro storico di Cordova.


Piastrelle, tutte in maiuscolo.
L’avrete sicuramente notata cercando il museo archeologico tra l’intrico di stradine del centro storico. Una scritta di formelle di ceramica sullo spigolo di un vecchio palazzo che, nero su bianco, afferma “CUESTA PERO MATO”. Tutta in maiuscolo.
Si pensa subito ad un gioco di parole: è chiaramente il nome di una via – più in concreto “cuesta” vuol dire “salita”- e in effetti la stradina che da quel punto sta per nascere si arrampica intorno alla mole del museo su bassi gradini acciottolati.
Poi però, per chi mastica un po’ la lingua, arriva l’equivoco. Cuesta pero mato, con la confusione causata delle sue maiuscole, è anche una frase: costa fatica, però uccido. Che aforisma macabro.
Seppure involontaria, questa cupa allusione si riallaccia ad una storia, o una leggenda, che affonda le sue radici nel sedicesimo secolo.

Pedro Mato o Pero Mato, medico.
Pero Mato, o Pedro Mato, sarebbe stato un medico di origini portoghesi della Cordova di quegli anni e le vicende del racconto si svolsero tutte intorno a questo spigolo d’intonaco scrostato.
Professionista al servizio dell’élite cordobese, sarebbe stato il dottore delle nobili e ricche famiglie della ricca e nobile città.
La piazza e il palazzo dei Páez de Castillejo.
La piazza alla quale siamo giunti, un’ombrosa oasi di pietra ed alberi dominata dalla mole moderna del museo e dall’impressionante facciata di un palazzo rinascimentale, si chiama Piazza di Jerónimo Páez.
Il palazzo dal portale riccamente scolpito è quello della famiglia Páez de Castillejo. E gli alberi sono un regalo del cielo, come constaterete se siete giunti fin qui in un pomeriggio d’Agosto.
L’importante famiglia Páez de Castillejo, che dà il nome a palazzo e piazza, sarebbe anche legata al brutale racconto di Pero Mato.
Tradimenti e segreti cinquecenteschi.
Pero Mato, come egli stesso si firmava, era il medico dei potenti della città. Viveva in un palazzotto a due passi dalla mezquita-catedral con moglie – Beatriz Cano – e le due figlie. I loro vicini di casa, o meglio di palazzo, erano i potenti Páez de Castillejo.
La storia narra che uno dei numerosi rampolli della famiglia si fosse invaghito di doña Beatriz, moglie di Pero. Lei non voleva saperne delle avance dell’insistente giovane, che giocò quindi la sua arma segreta: il denaro.
Il nobile abborda e corrompe la domestica della famiglia Mato, affinché mettesse una buona parola alla sua titolare e lo aiutasse così ad avvicinarla.
Insistendo e pagando, pagando ed insistendo riesce nel suo intento e la domestica si ritrova a custodire un delicato e scomodo segreto.
Fughe, conventi e perdoni.
A causa di un momento di tensione tra Beatriz e la sua cameriera – che secondo alcune fonti sarebbe terminato in una sberla – il triangolo di riservatezza si infrange e l’irata domestica rivela al medico i segreti della coppia di contrabbando.
Erano altri tempi. Il medico perde le staffe e la moglie infedele non vede altra soluzione che rifugiarsi in un monastero. Sempre secondo le fonti, sarebbe intervenuto niente meno che il vescovo della città per riportare la calma nella nota famiglia Mato.
Pedro perdona ufficialmente la coniuge, che lascia il convento e ritorna dalle figlie e dal marito.
Un sinistro omaggio e le sue conseguenze.
Passa il tempo su Cordova e sui Mato.
Qualcuno organizza uno scherzo, o un qualche tipo di vendetta. Un bel giorno, rincasando, Pero Mato trova un voluminoso fascio di corna di capra penzolare dall’architrave del suo portone, chiaro riferimento agli scomodi fatti privati della sua famiglia, che il medico cercava di dimenticare.
L’uomo va su tutte le furie.
Il racconto termina con l’atroce omicidio della moglie, mai dimenticato dalle voci della città.
Pero Mato viene condannato prima a morte, poi – forse per essere stato il medico di fiducia di ricche e potenti famiglie – graziato e fatto sparire. Si dice che sia riapparso, sempre come medico, in Africa e a Siviglia, ma le sue vicende, allontanandoci dallo spigolo con le piastrelle di Plaza de Jerónimo Páez, si annebbiano e confondono.
Il nome di una via.
Il nome di una deliziosa scalinata ci ricorda questo locale racconto cinquecentesco che – non possiamo negarlo – è interessante e sul quale sono nati ritornelli popolari. Il contesto storico dei fatti era molto differente da quello odierno, e i delitti d’onore – se ha ancora un senso questo accrocco di parole – erano diversamente concepiti nell’Europa dei tempi.
Da cittadini del ventunesimo secolo non possiamo che farci la domanda: siamo sicuri che non esistano cordobesi più degni di apparire sullo stradario della città che non un medico omicida, o ricordato come tale?
Se lo è chiesto anche un gruppo di alunni di una scuola della città – l’istituto secondario Grupo Cántico che, nell’anno 2020, si mobilitò per far rimuovere il nome di Pero Mato dai muri di Cordova. Ci provarono con manifestazioni e con la creazione di una petizione sulla piattaforma Change.org, ancora presente sul sito.
Nell’Agosto del 2022, momento in cui questa foto fu scattata, tutte le piastrelline smaltate che formano la scritta Cuesta Pero Mato erano al loro posto.

Link, fonti e proposte
- Il quotidiano ABC ci racconta la storia di Pero Mato, soffermandosi più sulla scalinata e sulla vita intorno ad essa che sui tragici eventi del racconto.
- Anche il quotidiano locale Diario Córdoba ricorda i fatti e i luoghi della vita di Pero Mato e famiglia.
- Ecco il sito del Museo Archeologico di Cordova, costruito tra i resti del teatro romano e il palazzo de los Páez de Castillejo co-protagonista della storia qui raccontata.
- Il canale radio Cadena Ser si cimenta nel racconto della storia di Pero Mato (in spagnolo).