Ci sono voluti sette anni, inclusa la parentesi della pandemia, ma finalmente le quattro facce della Giralda sono state pulite e restaurate.

Giralda Restauri
Mappa_Siviglia
Un simbolo, un po’ di storia e una bella ripulita.

E’ uno dei simboli dell’Andalusia, e sicuramente l’emblema della città di Siviglia: la Giralda è la torre che, da più di otto secoli domina i tetti della capitale andalusa e osserva le vite dei sivigliani.

Nasce come minareto della moschea maggiore della città quando Siviglia era la capitale dell’impero almohade in quello che rimaneva del grande Al-Ándalus.

Comincia a costruirsi nella seconda metà del dodicesimo secolo (più o meno negli gli stessi anni della Torre di Pisa) e l’imponente torre a base quadrata, cesellata da decori geometrici a sebka (in questo caso due livelli sovrapposti e in rilievo di rombi polilobati) è la memoria di quel potere.

Una sessantina d’anni dopo la posa della prima pietra – e dopo il disfacimento del potere almohade, spezzettato in una ventina di regni, uno dei quali è proprio la taifa di Siviglia – la città diviene cristiana e il minareto riconvertito in campanile.

Accanto, la moschea verrà sostituita da una delle cattedrali più grandi della cristianità, ma il nostro solido, solidissimo minareto viene risparmiato.

La torre fortissima.

È una torre forte, fortissima: resiste nei secoli ad ogni avvenimento, inclemenza meteorologica, fulmine e persino ai sismi che avrebbero raso al suolo edifici storici o intere capitali di imperi, come il terribile terremoto di Lisbona dell’anno 1755.

È così forte, fortissima che esibisce orgogliosamente queste parole – scritte in nero su bianco – in alto, sul fregio ai piedi del tempietto sommitale, dove tutti possono leggerle: “Turris fortissima nomen DNI Proverb. 18”.

Chiariamo che è una citazione della Bibbia, appropriata per il cinquecentesco corpo campanario di un campanile.

Rampe, banderuole e nomi.

Altri campanili hanno, al loro interno, scale, più o meno ripide e anguste. La Giralda no: al suo interno nasconde addirittura una rampa, percorribile a cavallo.

Quanto al nome “Giralda” deriva dalla banderuola che svetta sulla cima della torre.

È il Giraldillo, la Madunina d’Andalusia: un’imponente ma aggraziata statua alta tre metri e mezzo che raffigura il Trionfo della Fede Vittoriosa sotto le sembianze di una donna, che – appunto – gira col vento

Il Giraldillo eleva l’altezza totale della costruzione a 101 metri dalla piazza sottostante. Il londinese Big Ben, per fare un esempio, è alto 96 metri; il veneziano campanile di San Marco 99.

Il restauro.

Per sette anni questo gentile colosso è stato, un lato alla volta, studiato, ricoperto di leggerissime impalcature, ripulito dai segni del tempo e restaurato.

A fine lavori – e siamo a Marzo 2024 – ne sono emersi dettagli interessanti: già era noto che, nel corso della sua storia, la torre sia stata almeno parzialmente colorata da tinte rossastre (va ancora chiarito quale fosse la tonalità di rosso, quanto della superficie fosse dipinta e in quale epoca storica); sono inoltre state registrate iscrizioni, scarabocchi, disegni di animali e persino quello di un cavaliere in sella al suo destriero: figure poco abituali nell’iconografia medievale islamica.

Sono state anche rimpiazzate le fasce di contenimento di metallo con cui la Giralda era stata rinforzata dopo il terremoto di Lisbona, ormai inefficaci.

Rimane da restaurare la parte alta della torre, il corpo campanario rinascimentale, opera dell’architetto Hernán Ruiz el Joven, e gli interni.

Intanto godiamocela così, libera da impalcature, che spunta fiera, aggraziata e imponente sugli orizzonti sivigliani.

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