Costola del ben più celebre Cammino di Santiago Francese, il Camino Mozárabe unisce i centri di Al-Ándalus alla cattedrale di Santiago de Compostela.

il Camino Mozarabe
Mappa_Camino Mozarabe
Pellegrini.

Santiago de Compostela, insieme a Gerusalemme e Roma, è stata una delle tre principali mete di pellegrinaggio della cristianità.

Il suo percorso più settentrionale, el Camino Francés, è sicuramente la più nota delle sue direttrici, e si snoda tra territori cristiani dall’Inghilterra attraverso la Francia e la fascia atlantica spagnola fino alla cattedrale gallega.

E’ stato, durante il medioevo, una delle principali arterie terrestri di connessione con l’Europa continentale, e lungo i chilometri che la costituiscono sono transitate persone, idee e cultura.
La più nota e praticata, ma non fu l’unica via che metteva in comunicazione Santiago con importanti centri del medioevo europeo.

La Vía de la Plata.

Il nome di un’autostrada ci ricorda che Siviglia è l’origine della Vía de la Plata , estensione medievale dell’importante asse stradale romano che tagliava verticalmente il ponente iberico, costituendo una buona parte del cammino verso il santuario galiziano.

Al giorno d’oggi la percorriamo in auto dal capoluogo andaluso in direzione dei porti atlantici del nord, mentre pellegrini ed escursionisti – procedendo lungo percorsi intrisi di natura e storia – la seguono fino a ricongiungersi con il Camino Francés nelle terre leonesi.

Il Camino Mozárabe.

Affluente della Vía de la Plata proveniente dal Mediterraneo, il Camino Mozárabe è uno scenografico percorso tutto andaluso attraverso le terre e le storie di Al-Ándalus e della Reconquista.
Un rete di tracciati si snoda da Malaga e Almeria – importanti centri costieri di quella che fu la Spagna islamica medievale – e Jaén, passando per Granada e Cordova fino a raggiungere l’extremeña Merida e quindi la Vía de la Plata.

Paesaggi e centri storici.

Lungo il percorso – o meglio i percorsi – attraverseremmo un susseguirsi di paesaggi che descrivono lo spirito stesso dell’Andalusia, dalle coste mediterranee agli ombrosi monti d’oro e di giada della Subbética e della Sierra Morena, da vasti e polverosi territori semidesertici allo sconfinato mare di ulivi.
Non solo: ci imbatteremmo in castelli e fortificazioni, ponti, borghi e centri storici antichi e monumentali come Antequera, Guadix, Alcalá la Real, Lucena, oltre alle maestose Cordova e Granada.

L’origine del Camino Mozárabe.

Quando, all’inizio del nono secolo, un pastore scopre in un recondito angolo di Galizia i presunti resti dell’apostolo Giacomo, la situazione geopolitica della penisola iberica era ben diversa dall’attuale.

Il mondo arabo, spinto dai suoi eserciti berberi, aveva sommerso e sostituito la civiltà tardo romana e visigota arrivando fino ai Pirenei. Rimaneva libera la sottile fascia costiera atlantica, protetta da alte montagne: il nucleo di quelli che saranno i Regni Cristiani.

Dalla capitale dell’emirato di Cordova e dei successivi Regni di Taifa – divenuti poi roccaforti castigliane – si snodavano percorsi che conducevano i pellegrini fino al sepolcro dell’apostolo. A percorrerli erano i fedeli cristiani integrati nella società di Al-Ándalus, i cosiddetti Mozárabes.

Iglesia de Santiago Apostol_Almeria
Chi erano i Mozárabes.

A differenza di quanto succederà nella Spagna cristiana rinascimentale – che costringerà ebrei e musulmani a convertirsi o lasciare il Paese – l’organizzazione di Al-Ándalus consentiva la compresenza – sotto il dominio dell’élite araba, delle sue leggi, religione ed organizzazione politica – delle cosiddette tre religioni del Libro.

Parliamo delle tre fedi monoteiste abramitiche: islam, cristianesimo ed ebraismo, di cui la prima ai vertici della piramide sociale, e le seconde protette dietro il compenso di uno specifico tributo – la jizya – e l’obbligo di rispettare regole specifiche.

Quando nel 711 gli eserciti comandati dal berbero Tariq ibn Ziyad sbarcano in quella che oggi chiamiamo Baia di Algeciras (provincia di Cadice) per dare inizio alla rapida conquista della penisola, trovano una popolazione locale in grande maggioranza cristiana.
Agli originari abitanti della terra appena conquistata venne data la possibilità di continuare a esercitare la propria religione e le proprie attività,  sottoposti però ad una differente organizzazione statale.

I cristiani della Spagna musulmana, il cui numero andò scemando col passare dei secoli, mantenevano la continuità con le strutture sociali del mondo tardo antico all’interno di una società islamica dominante. In Al-Ándalus esistevano gerarchi, vescovi e arcivescovi mozarabi, artigiani e commercianti. Parlavano l’arabo e mantenevano viva la conoscenza del latino e del greco, usati nelle loro liturgie e cerimonie religiose. Come altrove in Europa, il latino andò presto trasformandosi in una lingua volgare locale, rimasta congelata nella letteratura prima di venire assorbita dal castigliano della Reconquista.

Ibridismi.

Questa loro commistione linguistica, culturale e di tradizioni, rendeva in mozarabi (parola che significa letteralmente “arabizzati”) figure chiave nelle relazioni tra le città del nord e sud della penisola.

El País ci ricorda che questa convivenza non sempre fu così idilliaca come ci piace immaginare. Il malcontento portava a ribellioni, a loro volta punite – durante le fasi più conservative e reazionarie di Al-Ándalus come i brevi imperi almorávide e almohade – con dure persecuzioni.

Il continuo flusso di questi cristiani arabizzati verso le città e i territori di un nord cristiano che continuava ad espandersi rese i mozárabes una minoranza demografica nella Spagna islamica.

Lapida de Cipriano
Vie andaluse di pellegrinaggio.

I cammini mozarabi, secondo la pagina web ufficiale di promozione turistica d’Andalusia, sono dunque i resti di quella rete di strade e sentieri che i pellegrini mozarabi percorrevano per raggiungere Cordova, la capitale dell’emirato. Qui ottenevano un salvacondotto che permetteva loro di attraversare i territori ibero-musulmani in direzione di Santiago de Compostela.

Il Camino Mozárabe oggi.

Al giorno d’oggi questa rete è percorribile e segnalata: molti di questi tratti sono stati recuperati da associazioni e istituzioni locali e consentono di visitare l’Andalusia a passo d’uomo e pienamente immersi nei suoi paesaggi.

Parte di questi sentieri non è asfaltata e attraversa aree poco densamente abitate. E’ bene informarsi bene prima di decidere di intraprendere trami del Camino Mozarabe, disporre di abbondante acqua ed evitare i mesi estivi, in cui le temperature superano facilmente i quaranta gradi. La Federación Andaluza de Amigos del Camino de Santiago ci ricorda – sulla sua pagina web – che ci sono tratti del percorso dove la distanza tra un bar o un negozio ed il seguente può essere di trenta chilometri.

Link, fonti e proposte