L’origine dei nomi delle vie Calle Beso e Calle Niños Luchando del centro storico di Granada.

Calle Beso, Calle Niños Luchando_Granada
Mappa_Granada
Toponomastica.

Strade e piazze andaluse conservano ricordi antichi; sono state testimoni di grandi eventi storici e di piccole vicende quotidiane, giorno dopo giorno, civiltà dopo civiltà.

Alcune mantengono viva – coi loro nomi – la memoria di fatti eccezionali, epocali, incredibili, inverosimili, che col tempo sono stati incorporati all’immaginario collettivo, ai miti di un luogo.

E accanto ai fatti, riemergono nomi, cognomi e soprannomi di personaggi, più o meno realmente esistiti che, a modo loro, hanno segnato l’identità di un paese o di un quartiere.

Avvenimenti, che il secolare passaparola muta in vaporosi racconti arricchendoli di dettagli, lezioni da imparare.

Vie andaluse.

Abbiamo già raccontato la presunta storia che ha inchiodato il bizzarro nome di Cuesta Pero Mato a una viuzza che serpeggia attorno al museo archeologico di Cordova, e di come la presunta testa recisa di un re medievale sia ricordata nella Calle Cabeza de Rey Pedro del casco histórico di Siviglia.

Granada non è da meno.

Oggi racconteremo delle fumose origini di due viuzze del centro dell’antica capitale del regno nazarí: Calle Niños Luchando e Calle Beso.

Calle Niños Luchando.

Siamo in pieno centro storico, a due passi dall’intima e maestosa Plaza de la Universidad, in una stradina stretta che ha un nome curioso: Via dei bambini che fanno a botte.

Il racconto ha per protagonisti due bambini che, in pieno sedicesimo secolo – secolo più, secolo meno – si cimentavano in un gioco di lotta.

Due fratellini che a volte figurano come i figli di una poverissima famiglia dei bassifondi granadini, altre come fanciulli abbandonati al loro destino, dediti all’accattonaggio e agli espedienti della vita in strada.

Durante il parapiglia della loro innocente rissa, i due scavezzacollo avrebbero urtato con forza e abbattuto un muro pericolante di una casa scalcinata, scoprendo un tesoro di monete d’oro e d’argento.

Il sorprendente bottino sarebbe stato il patrimonio – celato in attesa di tempi migliori – di una famiglia morisca costretta ad abbandonare la città dopo la Reconquista.

I poveri bambini si scoprono quindi non più così poveri. La voce del loro ritrovamento corre di bocca in bocca e presto condividono parte della loro fortuna con i vicini, alleviandone le miserie.

La cronaca di quell’improbabile episodio sarebbe rimasta impressa nel ricordo e nelle voci del quartiere fino a quando, a metà Ottocento, i nomi delle strade della città – ufficiali o meno che fossero – si guadagnarono la loro placca.

I sindaci si ritrovarono, nel 1858, con l’obbligo di numerare ogni casa del loro municipio, e di assegnare un nome e una targa ad ogni strada che ancora non lo avesse (Real Orden de 31 de diciembre de 1858).

Quale nome migliore per il nostro vicolo, a qualche secolo dai fatti, di “Calle Niños Luchando”, ovvero come era ricordato dal passaparola popolare?

I buoni, i cattivi, la morale.

Ogni storia deve avere dei buoni, dei cattivi e una morale, non solo botte da orbi.

Il governatore della città, venuto a conoscenza del ritrovamento del gruzzolo, si sarebbe fiondato sui due energici pargoli per requisire tutto il provvidenziale denaro.

I ragazzini, assieme a tutto il quartiere, avrebbero quindi difeso con le unghie e con i denti il fortunato dono del destino.

Soggiogati dalle forze dell’ordine, i due rivoluzionari – a cui abbiamo cominciato ad affezionarci – venivano infine arrestati e privati di ogni singola moneta.

Ma ecco il finale: l’avido governatore – il cattivo del racconto – stava per avere ciò che gli spettava. Accusato di appropriazione indebita, viene destituito dal suo incarico e gli viene sottratto il maltolto.

Quanto ai due ragazzini: una volta liberati, grazie all’intercessione di un signorotto locale, sono finalmente tolti dalla strada.

La versione con il bassorilievo.

La stessa storia si presenta in versioni leggermente differenti: ignorando completamente il finale con rivolta popolare inclusa di cui sopra, il padre dei ragazzi, per celebrare il ritrovamento del tesoro morisco, avrebbe investito una piccola parte delle monete per fare realizzare un bassorilievo.

Questa fantomatica e scomparsa statua avrebbe raffigurato i due piccoli belligeranti in piena lotta e sarebbe stata fissata alle pareti della casa della famiglia, come saluto ai passanti della via che era stata testimone degli eventi.

La mattonella con la lotta scolpita avrebbe contraddistinto l’anonima viuzza, dandole il nome che ancora conserva.

Una bruttissima mattina.

Rimaniamo a Granada, ai piedi del fiabesco intrico di stradine della collina de El Albaicín.

Qui c’era una via che si apriva come una crepa tra le case e i palazzi del denso quartiere, dedicata a un potente nobile, il Conte di Cabra.

In una delle casette affacciate alla viuzza – e dovremmo essere in un qualche imprecisato momento del Settecento – viveva una famiglia: mamma, papà e figlia.

La bambina era un angioletto, conosciuta e adorata da tutto il quartiere.

Una bruttissima mattina non c’è verso: la madre non riesce a svegliare la figlia. La piccola è immobile nel suo giaciglio.

Non si muove, sembra non respirare.

La donna è disperata, la famiglia è disperata, il quartiere è disperato.

Piange – inconsolabile – l’intera Calle del Conde de Cabra.

Calle Beso.

La sera stessa si tiene la veglia funebre per la piccina a cui assistono tutti i vicini, colmi di tristezza. E’ morto l’angioletto de El Albaicín.

Il funerale è il mattino seguente.

Nell’ultimo istante prima di chiudere per il feretro, la disperata madre si sporge per dare un ultimo bacio alla figlia perduta.

Il calore di quell’estremo saluto fece la magia: al contatto con le labbra della madre, gli occhi della piccola cominciarono ad aprirsi.

Era viva, biancanevescamente viva!

Il miracolo dell’amore di una mamma aveva dissipato la tragedia di una viuzza che da quel momento – popolarmente prima, ufficialmente poi – smetterà di essere conosciuta come Calle del Conde de Cabra per divenire Calle Beso. La strada del bacio.

Che la piccola fosse vittima di uno stato catalettico o che fosse semplicemente un personaggio inventato dei racconti popolari, poco importa.

La Calle Beso continua a snodarsi tortuosa tra gli spigoli, le ombre e i ciottoli della seconda collina più famosa di Granada, con tanto di targa fatta di piastrelle di ceramica che riporta la storia della bambina, di sua mamma, del suo quartiere e di quel settecentesco bacio magico.

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