Varie ipotesi sull’origine dell’insolito nome della cittadina Cabezas Rubias e della sua comarca, El Andévalo.


Nomi insoliti.
Di quando in quando ci piace interrogarci sull’origine del nome di alcuni luoghi andalusi.
L’abbiamo fatto per alcune strade dalle bizzarre denominazioni a Cordova e Granada e sulle ipotesi dell’origine della parola Granada.
Oggi vi porteremo fino a un piccolo centro abitato – non più di ottocento abitanti – dell’entroterra onubense (ovvero della provincia di Huelva, dal nome fenicio del capoluogo: Onoba).
Siamo nella comarca de El Andévalo e il pueblo in questione è Cabezas Rubias, ovvero “teste bionde”.
Andévalo, Endóvelo e Endovélico.
Cabezas Rubias non è esattamente presa d’assalto dai turisti.
I Romani conoscevano benissimo la zona, compresa tra il corso dei fiumi Guadiana e Guadalquivir e che chiamarono Baeturia Céltica.
Terra ricca di risorse, era già abitata quando gli eserciti di Roma vi arrivarono.
Qui vivevano popolazioni d’origine celtica, che condividevano cultura e tradizioni con gli abitanti dell’area a cavallo tra l’attuale confine tra Spagna e Portogallo.
Lo stesso nome “Andévalo” verrebbe fatto risalire a un tempio situato proprio nel territorio di Cabezas Rubias.
L’antico tempio sarebbe stato dedicato al dio celtico Endóvelo o Endovélico, che dimorava negli inferi ed era responsabile della salute dei suoi seguaci e della fertilità della terra.
Legato nella mitologia al lupo e al cinghiale, sarebbe stato in grado di assumere le sembianze di queste bestie selvagge.
I Romani, durante la loro dominazione, assimilarono questa divinità, fondendola con quella di Esculapio.
Altre ipotesi farebbero derivare il nome “Andévalo” dalla dea fenicia Ande-Baal (i Fenici erano di casa sulle coste atlantiche andaluse da ben prima dell’arrivo dei Romani) o da un termine celtico che avrebbe espresso il concetto di “grande muraglia”, forse riferito a un’antica e ormai perduta fortificazione.
Miniere.
L’area, al confine tra il Regno di Portogallo e la Castiglia, fu storicamente turbolenta, e i cittadini di Cabezas Rubias dovettero vedersela con numerosi invasori e attacchi.
Tra Ottocento e Novecento il paese fu un importante centro minerario, che conobbe un boom demografico, destinato poi a scemare, fino alla tranquillità odierna.
Teste bionde.
“Teste bionde” dunque, ma non aspettatevi, se ci capitate, di trovarvi nel classico e stereotipato villaggio nordeuropeo che popola l’immaginario collettivo.
Una delle ipotesi del nome Cabezas Rubias potrebbe sì rimandare al colore dei capelli dei suoi abitanti, ma è decisamente poco probabile.
Un comune dal nome simile, il manchego Cabezarrubias del Puerto – scritto tutto attaccato – ricorda i tempi dei biondissimi repobladores, arrivati dal centro Europa dopo la Reconquista, per coltivare e difendere i territori strappati ad Al-Ándalus.
Questo aneddoto storico è riportato persino dal portale di turismo della regione confinante con l’Andalusia.
Non ci è dato invece sapere se biondi coloni avessero raggiunto anche le terre de El Andévalo, tra la Sierra Morena e l’oceano.
Bionde colline.
Un’ipotesi più credibile risale ai tempi dei Romani, dei quali abbiamo scritto poc’anzi.
Giunti nell’area (che si trovava lungo il fondamentale asse viario che conduceva da Cordoba – allora capitale della Hispania Baetica – a Mérida) si trovarono immersi in un paesaggio di gentili colline dorate e ramate.
Era un orizzonte di prati imbionditi dal sole andaluso, rocce dai toni dell’ocra e un sottosuolo ricchissimo di luccicanti metalli.
Chiamarono questi luoghi “Ad Rubras”, il cui nome sarebbe stato storpiato dal tempo in “rubias”.
Le teste, las cabezas, sarebbero proprio le colline, che sembrano tuttora vigilare il territorio come volti di giganti lontani.
La Venta Rubia.
Più recente sarebbe l’ultima ipotesi sull’origine del nome del pueblo di Cabezas Rubias.
Si racconta che, in epoca medioevale, esistesse lungo la calzada romana, ancora in uso, una locanda: la Venta Rubia.
Abbiamo già scritto, in passato, dell’importanza di queste ventas come punti nodali nel territorio, quindi non è da escludere che una di esse potesse dare il nome a un’intera zona con pochi altri centri o luoghi di riferimento.
Ora della locanda, dei repobladores germanici, del tempio del dio cinghiale e delle antiche miniere rimane poco.
Ci sono ancora le bionde e verdi colline, quante ne volete, che si perdono a vista d’occhio in un questo angolo d’Andalusia che si affaccia verso il Portogallo e l’Extremadura.
Link, fonti e proposte
- Il quotidiano ABC si interroga sull’origine dell’insolito nome Cabezas Rubias.
- Anche il quotidiano locale Huelva 24 si dedica al significato del nome Cabezas Rubias.
- Huelva Buenas Noticias invece raccoglie informazioni sul nome della comarca di Cabezas Rubias, El Andévalo, cercando fonti precedenti all’arrivo dei Romani in questa terra.


