Un’azienda sivigliana propone bioreattori con microalghe per depurare le acque reflue.

Bioreattori alle microalghe
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Microalghe.

Le microalghe sono di moda.

Se ne parla e se ne scrive per il loro possibile ruolo nel trattamento delle acque, nella produzione di energia e carburanti, nel loro uso come fertilizzanti e nella rigenerazione del suolo.

La nostra notizia andalusa della settimana ha come protagoniste proprio loro.

Le microalghe sono microorganismi capaci di effettuare la fotosintesi clorofilliana. Luce solare e CO2 presente nell’acqua vengono trasformate, grazie al loro instancabile lavoro, in ossigeno mentre si moltiplicano.

Acqua pulita.

Una compagnia di tipo EBC – una cosiddetta “Empresa basada en conocimiento”, ovvero un’azienda legata ad un’università di riferimento e che lega i suoi servizi e prodotti alle ricerche di quell’ateneo – ha ideato un sistema innovativo per ottenere acqua pulita da acque reflue.

Le acque reflue (di cui abbiamo già trattato in questo articolo relativo al progetto Life Matrix a Marbella) sono acque che, a causa dell’azione antropica, hanno perso le loro proprietà originarie, divenendo scarto non riversabile direttamente nell’ambiente.

Bioreattori.

L’azienda andalusa in questione, che si autodefinisce uno spin-off del Dipartimento di Ingegneria Aerospaziale e Meccanica dei Fluidi dell’Università di Siviglia, si chiama Drops & Bubbles Tecnología ed è specializzata nella progettazione e realizzazione di bioreattori.

Proprio in uno di questi bioreattori avverrebbe la reazione chimica in grado di recuperare acqua altrimenti non utilizzabile in agricoltura: settore assetato che, nella poco piovosa Spagna degli ultimi anni, assorbe circa l’80% delle risorse idriche del Paese.

Il sistema è pensato per piccoli centri urbani, con poche migliaia di abitanti, e aree agricole, poiché la dimensione del bioreattore è proporzionale alla quantità di liquido compromesso da rigenerare.

Tanta attività umana implica tanta acque reflue, e tante acque da trattare richiederebbero spazi che città popolose difficilmente riuscirebbero ad offrire.

Come funziona.

Le acque reflue vengono introdotte nel bioreattore, dove entrano in contatto con le nostre microalghe e batteri che, alimentati dall’energia solare, sono in grado di intrappolare inquinanti (come l’anidride carbonica, il fosforo e l’azoto).

Le microalghe provengono dallInstituto de Bioquímica Vegetal y Fotosíntesis di Siviglia, centro situato nell’isola de la Cartuja frutto della collaborazione dell’ateneo sivigliano e del Consejo Superior de Investigaciones Científicas spagnolo.

Con una quantità di energia inferiore ad altri sistemi (fino alla metà), i bioreattori andalusi promettono di ottenere da un lato la tanto agognata acqua finalmente depurata e utilizzabile in agricoltura (non per il consumo umano) e dall’altra biomassa, prezioso ingrediente per la produzione di biocarburanti, fertilizzanti e cosmetici.

Il tutto senza emettere nell’atmosfera la tanto temuta CO2 o altri gas serra.

Prove a Carrión de los Céspedes.

Le prove generali sono già state fatte: il sistema ha già dimostrato la sua validità nell’impianto di trattamento delle acque (presso il Centro de Nuevas Tecnologías del Agua) della cittadina di Carrión de los Céspedes – meno di tremila abitanti – a una quarantina di chilometri da Siviglia.

Questa soluzione è una delle tante dissetanti gocce nella ragnatela di progetti per il recupero delle acque in un Mediterraneo spagnolo sempre più a rischio di lunghi periodi di siccità e in cui gli embalse andalusi, cruciali per la produzione agricola e il consumo umano, faticano a riempirsi di preziosa pioggia.

Link, fonti e proposte