Gustavo Adolfo Bécquer: romantico e tormentato genio sivigliano.


Pilastro della letteratura spagnola del diciannovesimo secolo, Gustavo Adolfo Bécquer è un andaluso illustre e di cui l’Andalusia va orgogliosa.
Lontani dalla supponenza di essere in grado di analizzare la sua opera in poche righe (o in molte), ve lo presentiamo. In pillole.
Poesia, amore, morte e leggende.
Tormentata figura del Romanticismo spagnolo, morto a soli trentaquattro anni dopo una vita piagata da amori infelici o impossibili e dalla malattia, riassume in sé l’ideale romantico.
Pessimista e sognatore, così spagnolo ed universale allo stesso tempo, è dilaniato tra illusioni e disillusioni, tra la grandezza della poesia e la consapevolezza che la parola non possa esprimere pienamente le emozioni.
Nelle sue Rime (Rimas), componimenti brevi, di versi assonanti, spesso conclusi con punti esclamativi, di sospensione e domande, scrive di sè e della poesia, ci guida tra le gioie ed i supplizi dell’amore, ci avvicina al suo pessimismo e alle sue riflessioni sulla morte.
Le sue Leggende (Leyendas) ci riportano ad una Spagna antica, tra cavalieri e battaglie, amori lontani e perduti, esotismi, magia e mistero, ricordandoci l’Ivanhoe e Walter Scott.

La vita di Bécquer, in pillole.
- 1836: nasce a Siviglia da una famiglia di pittori, in una casa a due passi dalla basilica del Cristo del Gran Poder. Il cognome Bécquer, appartenuto ad uno suo avo fiammingo, viene riscoperto dal padre del nostro artista.
- Cresce a Siviglia con il suo adorato fratello. Ci farà – anni dopo – intuire qualcosa della sua infanzia sulle sponde del Guadalquivir in una delle sue lettere Desde mi Celda.
- Viene affidato ad una sua madrina, e in quegli anni si getta a capofitto nella lettura dei testi della sua ricca biblioteca.
- 1854: nonostante studi anche di pittura, decide che la sua strada è la scrittura. Con questo obiettivo si trasferisce a Madrid.
- A Madrid le cose non vanno secondo i suoi piani: nella capitale si mantiene collaborando con giornali, scrivendo commedie e zarzuelas e traducendo opere teatrali. Pochi soldi in tasca.
- 1857: la tubercolosi, che alla fine lo porterà alla tomba, bussa alla sua porta.
- 1858: incontra Josefina Espín – amore impossibile – che diventerà una delle sue muse. Suoi sono gli occhi azzurri delle poesie di Bécquer.
- 1861 si sposa con Casta Esteban, figlia di medici. Insieme avranno tre figli ed un matrimonio disgraziato. Gustavo si rifugia nel lavoro e nelle scappate a Toledo con il fratello, per dipingere.
- Tra il 1860 e il 1865 scrive la maggior parte delle sue Leyendas e le Cartas literarias a una mujer.
- 1864 : ammalato, si rifugia, grazie al clima secco e fresco della zona, nei pressi di quello che fu il Monasterio de la Viruela. Da qui scrive e pubblica sul giornale di Madrid “El Contemporáneo”, le sue Cartas desde mi celda. In forma epistolare, questi componimenti sono intrisi di molte tematiche care agli artisti Romantici.
- 1866: finalmente un po’ di stabilità, anche economica. A Madrid comincia a lavorare come censore delle pubblicazioni letterarie, e riesce a concentrarsi sulla stesura delle sue Leyendas e Rimas.
- 1868: l’anno nero di Becquer. Perde il lavoro, la moglie lo lascia e – durante i saccheggi dei moti rivoluzionari della Revolución de Septiembre– tutto il suo lavoro viene trafugato o distrutto.
- Cambia aria: si sposta a Toledo con il fratello dove cerca di ricostruire – lavorando di memoria – i suoi manoscritti perduti.
- 1870: torna alla capitale per dirigere la rivista “La Ilustración de Madrid”, per la quale il fratello è illustratore.
- 1870: muore l’amato fratello Valeriano. Gustavo crolla.
- 1870: presagendo che poco gli manca da vivere, affida i suoi scritti a Ferrán, Campillo e Correa – artisti a lui vicini- affinché vengano pubblicati postumi.
- 1870: Dicembre. A due mesi dalla morte del fratello Valeriano, ed in concomitanza di un’eclisse totale di sole, il nostro Gustavo Adolfo Becquer muore a Madrid.
- 1913: a più di quarant’anni dalla sua morte, i suoi resti tornano a Siviglia. Dagli anni Settanta è sepolto nel Pantheon dei Sivigliani Illustri (la chiesa dell’Anunciación, di fronte ai fungoni contemporanei de Las Setas).

Link, fonti e proposte
- Qui possiamo leggere online Rimas y Leyendas (in spagnolo). Dovendo scegliere una leggenda, suggerisco “La promesa“.
- Il Diario de Sevilla ci guida attraverso i luoghi “bequeriani” della città.
- Interessante articolo de El País su Bécquer (in spagnolo).
- Dall’archivio di CanalSur, ecco questa animazione della Rima IV, Siempre habrá poesía (quella di “potranno non esserci poeti, ma ci si sarà sempre poesia”).