Una pianta dall’aspetto alieno che porta l’Andalusia nel nome.


Erbacce e lavori in corso.
Mi ha sorpreso mentre camminavo per Teatinos, un barrio di recente sviluppo vibrante di vita (ma soprattutto di bar e locali) nella periferia di Malaga.
Camminavo lungo un marciapiede malconcio, causa lavori in corso: c’erano recinzioni di rete metallica un po’ trasandata ed erbacce ovunque.
Che poi, per chi conosce l’Andalusia in primavera, le erbacce sono spesso vigorose piante dai fiori colorati: gialli, rossi, viola e bianchi.
Ricapitolando: recinzione, rete e piante rampicanti.
Guardo meglio: un fiore violaceo dall’aspetto alieno mi fissa.
Sembrava uscito da una arzigogolata cornice barocca o da un documentario sulle piante carnivore delle foreste tropicali.
Piccola recinzione degli orrori.
Era una sorta di piccolo calice con delle labbra carnose, che sembrava stare aspettando una mosca per un aperitivo.
Di questi purpurei musi senza occhi ce n’era un’intera siepe e non erano soli: ecco dei baccelli gonfi e verdi, altri marroni e secchi pieni di semi, qualcuno sembrava essere esploso, e ciò che ne rimaneva aveva tutto l’aspetto – molto cinematografico – di un uovo extraterrestre da poco dischiuso.
Malas hierbas.
Sorprendentemente, non mi ero mai imbattuto in nulla di simile nelle mie esplorazioni andaluse.
Continuo la mia passeggiata di Aprile per Teatinos e di simili siepi ne vedo sempre di più.
Insomma: avevo scoperto una delle tante, spettacolari “malas hierbas” di questa ricchissima terra.
L’Andalusia nel nome.
Cresce tra Africa, sud della Spagna e del Portogallo: la nostra bizzarra pianta rampicante non è quindi un’esclusiva andalusa, ma ne scriviamo perché porta l’Andalusia nel nome.
In inglese è infatti conosciuta come Andalusian Dutchman’s Pipe e il suo nome scientifico è Aristolochia Baetica.
Anche il nome scientifico richiama dunque la Baetica: area del mondo romano attraversata dal fiume Betis (il Guadalquivir), ricca provincia senatoria dell’impero.
Il nome inglese invece ammicca alla somiglianza con una pipa, la Meerschauvm Smoking Pipe: pipe realizzate in “schiuma di mare” (la sepiolite).
Polline e insetti.
Le infiorescenze della nostra Aristolochia Baetica, contrariamente ai miei iniziali e ingenui sospetti, non sono carnivore.
Attraggono sì gli insetti – emettendo un odore pestilenziale irresistibile per mosche e affini – ma si limitano a invitarli nelle profondità del loro calice, ricurvo e a forma di pipa, per depositare sul corpo dell’ospite il loro polline.
O ricevere quello della pianta visitata in precedenza.
Tutto il processo è stato accuratamente ingegnerizzato dalla natura: la stessa pianta dischiude i fiori maschili e femminili in giorni diversi per evitare il rischio dell’autoimpollinazione.
Medicamentosa, anzi no: tossica.
Evitata la tragedia per gli insetti, scopriamo però che la nostra pianta dal nome andaluso non è del tutto innocua.
Un articolo del 2013 del quotidiano spagnolo El País ci ricorda che le piante del genere Aristolochia (che racchiude numerose specie diffuse su buona parte del pianeta) nel corso della storia sono state trattate come piante medicinali dalle medicine tradizionali.
Il loro potere sarebbe stato quello di curare la febbre e di provocare il ciclo.
Lo stesso articolo rivela che, secondo degli studi – ai tempi – recenti e pubblicati dalla rivista scientifica Science, il prodigioso acido aristolochico estratto dalle radici sarebbe addirittura più cancerogeno del tabacco e dell’esposizione ai raggi ultravioletti.
L’ingestione di parti della pianta – che ricordiamo essere tossica – potrebbero inoltre condurre a casi di insufficienza renale cronica.
Non siamo né biologi, né medici, né suggeriamo di raccogliere informazioni mediche da una pagina web dedicata all’Andalusia, ma ce la sentiamo di suggerire di osservare questa curiosa pianta – dai fiori violacei a forma di pipa – dalla dovuta distanza, lasciandola crescere indisturbata, aggrappata a recinzioni e alberi del sud della Spagna.
Link, fonti e proposte
- Ecco il link all’articolo de El País citato nel testo, che espone i risultati sulla tossicità della Aristolochia Baetica (in spagnolo).
- Vi lasciamo i link ai due articoli (qui e qui) sulla cancerogenicità delle piante del genere Aristolochia, pubblicati dalla rivista scientifica Science (in inglese).



