Cordova e l’uomo volante.

Abbas Ibn Firnas_Ronda
Mappa_Ronda_Verde

Chi inventò il paracadute? Chi fu il primo essere umano a volare, volontariamente, come l’Icaro della leggenda? Cosa sono le pietre da lettura? E cosa c’entra l’Andalusia in tutto questo?

La Cordova andalusí del secolo IX è una fucina di idee ed invenzioni, casa di personalità potenti e colte, di artisti, ricercatori e scienziati. Tra questi brilla Abbas Ibn Firnas, ritenuto il primo uomo ad avere ideato un dispositivo in grado di sostenere il corpo umano durante il volo planato, ed i suoi mecenati, i principi Omeya.

Cordova e l’uomo volante.
Immaginatevi di essere contadini dell’alto medioevo, prima dell’anno Mille. State probabilmente estirpando qualche erbaccia o tenendo d’occhio le pecore al pascolo. Improvvisamente vedete in lontananza qualcosa, qualcuno, con ali enormi, che attraversa il cielo sicuramente urlando eccitato e terrorizzato. Poi più nulla. Avete immaginato tutto? Come lo raccontate a casa?
Avete avuto la fortuna di assistere ad un momento storico. L’anno, con un po’ più di precisione, è l’875, e siamo subito fuori dal centro della mirabile Cordoba, capitale del ricco emirato di Al-Andalus. L’uccellaccio sbraitante è un uomo di sapere, il sessantacinquenne poeta, astronomo, musicista, orologiaio, filosofo, geometra ed inventore Abbas Ibn Firnas. Immaginatevi le dimensioni del suo biglietto da visita, se ai tempi fossero esistiti. Perché stava volando?
Precursore degli umanisti del Rinascimento
Nato nei dintorni dell’attuale Ronda, il giovane Abbas Ibn Firnas si trasferisce nella capitale del regno ed entra nella sfarzosa corte dell’emiro di Cordova Abderraman II grazie alle sue abilità di poeta e astrologo.
Un Leonardo da Vinci ante litteram che rispecchiava in pieno i valori di quello che sarebbe stato l’uomo rinascimentale, occupandosi di arte e scienza, di musica, di ricerca ed invenzioni.
Nel corso della sua vita di saggio uomo di corte, nelle grazie di tre emiri, strabilia i suoi mecenati con una serie di imprese, di cui le più sensazionali -non solo agli occhi dei contemporanei- furono:
  • interpreta un complicatissimo testo di poesia araba che l’emiro era riuscito ad acquistare e che nessuno riusciva a comprendere. Questo colpaccio lo avvicinò al circolo più intimo del monarca.
  • costruisce per l’emiro un orologio ad acqua in grado di calcolare il tempo anche in assenza di luce, quando le meridiane solari non funzionavano.
  • idea un modo di tagliare il cristallo per creare delle lenti, le pietre da lettura, antesignane degli occhiali.
  • decifra le tavole astronomiche di Sindhind, una sorta di manuale astronomico indiano a lui contemporaneo in grado di calcolare la posizione dei corpi celesti.
  • costruisce per l’emiro una delle migliori sfere armillari del tempo, che era un modello tridimensionale degli astri.
  • scopre un metodo per tagliare il quarzo a Cordova. La lavorazione di questo materiale, fino a quel momento, era possibile solo in Egitto.
Abderramán II:  il principe, la città, la corte.
Erano anni eccezionali per questa parte del mondo. Abderraman I, bisnonno del principe di questo racconto, era sfuggito alla strage della sua stirpe scappando da Damasco fino alla penisola iberica, e dichiara l’indipendenza politica di Al-Andalus dall’enorme impero islamico. Quasi tutta la Spagna era già in mano ad arabi e berberi da una quarantina d’anni; una delle tante regioni dell’enorme impero arabo.
Ma torniamo al presente, cioè al secolo nono.
Il principe Abderraman II era riuscito ad attirare alla sua radiosa capitale studiosi e scienziati da ogni parte del mondo e ad arricchire la sua biblioteca con testi classici greco-romani, indiani, cinesi, fomentando la discussione, lo scambio di idee e di tecniche.
Sotto il suo regno accadono tante piccole rivoluzioni tecnologiche e culturali, tra cui:
  • si afferma l’uso della carta, più economica e maneggevole della pergamena, che il mondo arabo scopre grazie ai suoi contatti (più o meno belligeranti) con la Cina.
  • viene introdotta la numerazione indo-araba, compreso lo zero, considerato diabolico nell’Europa cristiana.
  • vengono introdotte nuove coltivazioni dai confini del mondo come il riso, lo zucchero (il “sale arabo”), i limoni, l’anguria.
  • è ampliata (non sarà l’unico a farlo) la grande moschea di Cordova.
Questo è il contesto in cui si muove il nostro sapiente e coraggioso Abbas Ibn Firnas: una fastosa corte, in una splendida capitale, in uno stato ricco ed indipendente e dominata da un mecenate colto e lungimirante.
Al-Andalus anno 875
Il paracadute.
Chi inventò il paracadute? Domanda complicata. Quello che sappiamo però è che il nostro poeta, quarantaduenne, si costruisce una struttura di legno alla quale fissa una sacca, vi si aggrappa e si butta, tra lo stupore della folla, dall’alto del minareto delle moschea di Cordova. Solo qualche graffio.
Posso fare di meglio, avrà pensato.
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Il volo.
Uno dei più antichi sogni dell’uomo: volare.
E l’uomo ci aveva già provato. I sempre precoci ed ingegnosi cinesi avevano trovato un modo per vincere l’aria costruendo i primi aquiloni, utilizzati per scopi militari. Avevano anche investigato l’idea del volo umano. Nel sesto secolo l’imperatore cinese aveva legato diversi carcerati a degli aquiloni e li aveva buttati giù da una torre. Uno di loro –Yuan Huangtou- sopravvisse per poi essere, comunque, giustiziato più tardi.
Chiaramente quello non può essere definito un volo volontario.
Forse incoraggiato dal successo del suo paracadute medioevale, quello che tenta Abbas Ibn Firnas è proprio questo: il primo tentativo della storia di fare volare l’uomo. Volontariamente. Ovvero: sarà lui stesso a buttarsi dalla torre.
Dopo venti anni di calcoli ed osservazioni del volo degli uccelli, ora al soldo di un nuovo emiro, intuisce che con delle ali di legno, seta e piume, l’uomo può farcela. E’ l’875 e lui ha ormai 65 anni; dalla torre di un palazzo sulla collina della Arruzafa, poco fuori Cordova, si butta e vola, sopra decine di testimoni. Pochi minuti, forse pochi secondi, ma plana.
Secoli dopo Leonardo da Vinci approfondirà queste conoscenze, inseguendo il sogno del volo meccanico. Ma sarà ormai la fine del Quattrocento. Altre corti, altri mecenati, altri geni. Va ricordato che è passato più tempo dal volo di Cordova agli studi di Leonardo, che dagli studi di Leonardo al mio volo Malpensa-Siviglia di quest’estate.
Gran finale: è cosa risaputa che volare non è mai un problema: il problema è l’atterraggio. Ed infatti, non avendo ben chiara l’importanza della coda nel volo degli uccelli, che dirige e rallenta, il nostro amico rovina a terra, rompendosi entrambe le gambe. Non muore: vivrà per altri dodici anni alla corte dell’emiro, raggiungendo un’età considerevole per quel tempo, e per la sua passione per il salto dalle torri.
Abbas Ibn Firnas
L’eredità.
Poco si è parlato in Occidente di Abbas Ibn Firnas e delle sue imprese, ben più note nel mondo musulmano dei tempi e di oggi. La Reconquista, conclusasi con la presa di Granada del 1492, aprì sicuramente all’Europa medioevale e rinascimentale le porte di questo sapere, scrigno di esperimenti, scoperte, racconti da e di terre lontane.
All’eroe della nostra storia sono stati dedicati: un cratere sulla luna, un ponte sul Guadalquivir non distante da Cordova,  un aeroporto ed una statua a Bagdad ed un centro astronomico a Ronda. Ma la sua città, Ronda appunto, non ha ancora un monumento che ricordi quest’uomo, le sue scoperte e le sue imprese.  Nonostante tutto ne stiamo parlando, qui, dopo undici secoli.
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Link, fonti e proposte
L’assenza di un statua di Abbas Ibn Firnas nella Ronda di oggi inquieta qualcuno dei suoi concittadini. Nel 2021 sulla piattaforma Change.org, il professore José Carlos Cabrera della Fundación Tres Culturas, diede il via ad una raccolta di firme diretta al sindaco, affinché la città natale del nostro protoumanista possa avere, finalmente, la sua statua. Potete firmarla, nel caso foste rimasti con l’amaro in bocca.